Caccia grossa in Tanzania

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La Tanzania è un Paese che stupisce per ricchezza paesaggistica e non solo. Un safari ai parchi e alle riserve che tutelano una piccola parte del suo territorio è senz’altro una delle esperienze che permette di perdersi negli orizzonti africani, di immergersi nella savana, di avvistare i grandi predatori, di avere la sensazione di essere nel mezzo della natura ancora carattere dominante. A bordo degli esili furgoni 4×4 armati di videocamere e teleobiettivi ci si sente la parte debole.

La Tanzania è un Paese che stupisce per ricchezza paesaggistica e non solo. Un safari ai parchi e alle riserve che tutelano una piccola parte del suo territorio è senz’altro una delle esperienze che permette di perdersi negli orizzonti africani, di immergersi nella savana, di avvistare i grandi predatori, di avere la sensazione di essere nel mezzo della natura ancora carattere dominante. A bordo degli esili furgoni 4×4 armati di videocamere e teleobiettivi ci si sente la parte debole.

Non inorridiscano gli animalisti, ma nel quadro delle aberrazioni ambientali del globo, la caccia controllata e trasformata in fenomeno turistico d’elite in Tanzania è divenuta un sistema di razionalizzazione e controllo dell’ambiente naturale. Dove? Alla Selous Game Reserve, uno dei parchi faunistici più grandi e più antichi del mondo, dal 1982 patrimonio Unesco.
La riserva è del tutto disabitata e priva di grossi insediamenti umani, regno incontrastato dei grandi mammiferi africani: elefanti (la più alta concentrazione al mondo), bufali, ippopotami, licaoni, leopardi e leoni.

Periodicamente la ricca popolazione faunistica del parco deve essere soggetta ad abbattimenti calibrati per preservare l’equilibrio fra le specie, un compito concesso, dietro lauta somma, a turisti più che esperti, che sono accompagnati in quello che, più che un’avventura di inizio Novecento, sembra un viaggio ben controllato all’interno del mondo naturalistico, dove comunque sono abbattuti solo esemplari ben determinati dal ranger e non certo da chi spara.

Si tratta oltretutto di un’esperienza faticosa, da affrontare solo se si possiede la dovuta esperienza, poiché spesso è necessario seguire le tracce degli animali anche per giorni prima di riuscire ad abbattere il proprio trofeo. Vi è poi un periodo specifico in cui ogni specie può essere cacciata. I bufali, per esempio, si concentrano in grandi quantità nella riserva tra settembre e dicembre; la caccia a questi animali avviene in una zona remota e montagnosa del parco, condotta principalmente a piedi.

La riserva è anche una delle zone migliori per la caccia al leone, che necessita di appostamenti notturni, in cui si attende che i felini si avvicinino attirati dal bait, l’esca.
Per quanto riguarda la caccia all’elefante, forse la più dura e faticosa, è destinata agli specialisti, poiché dei pachidermi si seguono le tracce per diversi giorni. Esistono inoltre degli standard di grandezza minima dell’animale sotto i quali non è possibile scendere. Durante il safari per gli elefanti, è proibito uccidere altri animali e viceversa, e l’escursione dura un minimo di 10 giorni.

Oltre all’allenamento, la spesa è il discrimine dell’avventura: si va dai 13.000 US$ per la caccia al bufalo, ai 30.000 per quella all’elefante; tariffe che non comprendono tutta una serie di servizi, tra cui l’importazione del fucile, i voli, la licenza di caccia, ecc.
Il ricavato rifluisce nella gestione dei parchi e favorisce il loro mantenimento.

Per maggiori informazioni consultare i siti:
www.safariinternational.com
www.game-reserve.com/tanzania_selous_gr.html
http://whc.unesco.org/en/list/199  

Fonte: www.tgcom.mediaset.it

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