Bruxelles: shopping di design

Condividi questo articolo su :

Bruxelles capitale vivace d’Europa. Un tempo famosa solo per l’Art Nouveau e il cioccolato, ora è il cuore della nuova Unione. Ne è il centro burocratico e amministrativo, ma anche il più importante crocevia ferroviario.

Grazie al Tgv, i funzionari possono raggiungere in un’ora e un quarto Parigi, 2 ore e 30 Londra, un’ora e mezzo Amsterdam e, fra poco, anche Colonia.

Bruxelles capitale vivace d’Europa. Un tempo famosa solo per l’Art Nouveau e il cioccolato, ora è il cuore della nuova Unione. Ne è il centro burocratico e amministrativo, ma anche il più importante crocevia ferroviario.

Grazie al Tgv, i funzionari possono raggiungere in un’ora e un quarto Parigi, 2 ore e 30 Londra, un’ora e mezzo Amsterdam e, fra poco, anche Colonia.

Bruxelles si è emancipata dall’immagine di città conformista, per diventare l’icona chic e cosmopolita dell’Europa allargata ai 27 Paesi che qui condividono il futuro economico e politico.

E attorno alla città arrivano a gravitare circa 40.000 persone, tra funzionari, deputati e giornalisti, che cambiano casa spesso e volentieri. Così le ultime tendenze, anche in materia di arredamento, attecchiscono qui più rapidamente che altrove. Ed è per questo che gli antiquari, un tempo famosi per i pezzi déco e art nouveau, ora si riempiono di mobili vintage e design firmato: lo stile che piace sempre più in tutta Europa, dove spopola soprattutto il design italiano e scandinavo degli anni Cinquanta e Sessanta.

Una moda dilagante

Da Miuccia Prada a Marc Jacobs, stilisti collezionisti e uomini d’affari fanno man bassa di pezzi unici di Carlo Mollino, Giò Ponti o Franco Albini. 
La statua di Gaston Lagaffe
E Bruxelles, con i suoi navigatissimi esperti d’arte, eredi diretti della tradizione cinquecentesca dei mercanti fiamminghi, è diventata il posto ideale per acquistare il design del Novecento, in gallerie, negozi di modernariato, fiere e aste specializzate, a prezzi ancora accessibili. Mentre a Londra o Parigi l’arredo firmato del dopoguerra ha raggiunto cifre da capogiro. Soprattutto se made in Italy. Anche secondo Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab, istituto di ricerche internazionali, il nostro modo di vivere e apprezzare il bello detta mode e buon gusto oltre confine. Nella capitale belga, in particolare, viene promosso dai tanti antiquari che si sono trasferiti qui, come numerosi creativi della moda, attirati da uno stile di vita edonista, rilassato e disinvolto, e da un fisco meno severo che altrove. Le gallerie si concentrano intorno a place du Grand Sablon, che nel fine settimana ospita un celebre mercatino antiquario. Poi, in rue Haute e rue Blaes, le strade che dalla piazza portano al quartiere di Marolles dove tutte le mattine si tiene un vivace marché aux pouces. E ancora, lungo l’avenue Louise, nota anche per gli elegantissimi edifici art nouveau.

Gli antiquari

Cominciando da place de la Justice, il primo che s’incontra è Philippe Lange. Il suo pezzo forte è una commode di Emile Veranneman, del 1958. Pubblicata nel catalogo dell’esposizione universale di Bruxelles, è nota in tutto il mondo per il suo simbolo, l’Atomium, modello di una molecola ingrandita 165 miliardi di volte. Sulla rue Haute si affaccia Bellecose dell’italiano Dario Fattorusso. Da buon connazionale, presenta i grandi marchi simbolo della creatività italiana, Cassina, Artemide, Flos, Kartell. Da notare in vetrina, una seggiola di Arne Jacobsen, l’architetto che per primo introdusse il Modernismo in Danimarca. Appesa al soffitto, invece, una lampada Flos del 1965, bianca, di Achille Castiglioni, da 350 euro circa. Tanti poi i piccoli oggetti perfetti da regalare, come le pirofile in ghisa del padre del design industriale, Raymond Loewy, creatore della bottiglietta icona della Coca-Cola e del pacchetto delle Lucky Strike. In rue Blaes, Aod è il regno di un giovane francese che ha iniziato come collezionista. Bellissimi i vetri danesi di Holmegaard, i cristalli svedesi di Orrefors e Kosta Boda, le ceramiche di Vallauris, dove c’erano anche le fornaci di Pablo Picasso. E poi, un sorprendente tavolo di Arne Jacobsen, a forma di uovo (2200 € circa), e una poltrona, a forma di insetto, del francese Pierre Paulin. La tappa successiva è l’Antiques Market: 1200 metri quadri affittati a diversi antiquari, dove passare il pomeriggio alla ricerca del tempo perduto. Sempre in rue Blaes, Alessandro Dutti, titolare della galleria D+Design, è un altro italiano che ha scelto di stabilirsi a Bruxelles. Fra le proposte, un lampadario in vetro fumé, anni Cinquanta, composto da piccoli cubi, di Fontana Arte. E poi, ormai introvabili, le leggendarie seggiole Leggera di Giò Ponti per Cassina, del 1950.

Il Grand Sablon
 
Oltre che degli antiquari, è il quartiere dei più famosi chocolatier di Bruxelles. È in place du Grand Sablon, infatti, che Wittamer, fornitore della corona, attira clienti da tutto il mondo con praline di cioccolato bianco al sapor di mandarino, per non dire dei suoi cuori di cioccolato fondente con polpa di fragola. Sempre in piazza, Pierre Bergé, prestigiosa casa d’aste parigina, ha appena inaugurato la sua sede belga in un edificio Jugendstil di mattoni rosa, dove, sabato 21 aprile, ha in programma un’asta di vintage design. In zona c’è poi Philippe Denys, il più importante degli antiquari specializzati in arti decorative del Novecento. Per lui Bruxelles è più che altro una vetrina e la scelta, nel suo negozio, è eccezionale. Mobili da giardino del maestro finlandese Alvar Aalto, argenteria danese di Georg Jensen, un cassettone di George Nakashima, l’artista nippo-americano che realizzò magnifici pezzi su commissione per Rockfeller. Stupefacenti anche i lampadari, come la mitica PH Kogle del 1958, firmata dal danese Poul Henningsen e prodotta da Louis Poulsen. Per una pausa gastronomica, in Place du Grand Sablon c’è l’ottima cucina di Lola, frequentata da antiquari e gran gourmet.

Fiere e gallerie  
 
Spostandosi in rue de la Régence, una vetrina in particolare attira l’attenzione: Vincent Colet. Da sempre conosce e frequenta il più grande designer belga del dopoguerra, Jules Wabbes. Tra i suoi pezzi più importanti, il tavolo-scrivania Gérard Philippe, premiato alla Triennale milanese del 1957. Accanto a Colet, Sister Act è un ristorante piacevole, in alternativa, si può provare l’intrigante cucina di Jean-Pierre Bruneau, da Cospaia. Sulla avenue Louise, una tappa obbligata per i collezionisti di moda vintage: Timeless, con autentici tailleur Chanel e gioielli di design. Edouard Vermeulen è invece il sarto delle regine che piace alla buona borghesia belga. Per Natan, sempre in avenue Louise, disegna tailleur in broccato e abiti da sera in seta con effetto gauffré. È specializzata in design italiano e in arte cinetica la Galerie 146. In vetrina, un vistoso totem variopinto di Ettore Sottsass e una libreria di Franco Albini. E all’interno, oggetti di Piero Fornasetti, pezzi di Carlo Mollino, installazioni luminose di Gianni Colombo e Grazia Varisco. Un po’ più avanti, ecco L’Ecuyer di Monsieur Gilbert Weynans, un grande esteta, amico di René Magritte, che possiede un’invidiata collezione di mobili déco di Jacques-Emile Ruhlmann (1879-1933). Nel suo spazio, vetri opaline, ceramiche francesi, orologi di Chaumet e bijoux dei fratelli Louis, Philippe e Marcel Wolfers. Una volta all’anno, in un edificio in avenue du Port che un tempo ospitava la posta e le dogane, si tiene Tour & Taxis, importante fiera antiquaria dove, fra i tanti, presenta le sue collezioni anche Jérôme Sohier, proprietario di una raffinata galleria in rue Sainte Anna, con le più celebri firme del design del ‘900

Moda vintage e stilisti d’avanguardia
 
Prima di lasciare la città, d’obbligo un giro nei dintorni di rue Antoine Dansaert, il quartiere dei caffè, dei ristoranti, delle boutique alla moda, affollato a tutte le ore. Gabriele è un paradiso per i fanatici del second hand d’autore: toilette di Yves Saint Laurent, Louis Feraud, Leonard, persino un autentico Jacques Fath, ma anche scarpe, borse, foulard a prezzi più che ragionevoli. Tutta la zona è un proliferare di boutique di giovani stilisti, risposta di Bruxelles alla scuola di Anversa: da segnalare, fra i tanti, Chine, materiali soffici e leggeri per un look di contrasti e sovrapposizioni, e Annemie Verbeke, minimalista. Ma per il patiti delle ultime tendenze l’indirizzo da non perdere è Stijl: qui l’avanguardia belga della moda è schierata al gran completo tra creazioni di Raf Simons, Dries Van Noten e Veronique Branquinho. Fra i locali, Comocomo, con tapas che girano su un nastro scorrevole come in un sushi bar, è perfetto per uno spuntino. Per cena, François propone un’ottima choucroute di pesce crudo. Piace al bel mondo di passaggio nella capitale Belga Queen, dal décor scenografico e la cucina creativa.

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: