Boston

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Boston è in festa. Per i 50 anni dall’elezione del presidente John Fitzgerald Kennedy. Qui, il ricordo dello studente di Harvard, giovane e preppy, con la passione per la vela e una spiccata sensibilità per i temi sociali del Paese, è ancora indelebile. Per celebrare questo anniversario, alla John F. Kennedy Presidential Library and Museum sono in corso due rassegne, che documentano la vita di Kennedy da prima dell’ascesa alla Casa Bianca fino al discorso d’insediamento. Un emozionante viaggio nella storia, con lettere inedite, fotografie e oggetti del periodo, completato dalle mostre permanenti sulla presidenza, inclusa una sezione dedicata alla first lady, Jackie Kennedy.

Boston è in festa. Per i 50 anni dall’elezione del presidente John Fitzgerald Kennedy. Qui, il ricordo dello studente di Harvard, giovane e preppy, con la passione per la vela e una spiccata sensibilità per i temi sociali del Paese, è ancora indelebile. Per celebrare questo anniversario, alla John F. Kennedy Presidential Library and Museum sono in corso due rassegne, che documentano la vita di Kennedy da prima dell’ascesa alla Casa Bianca fino al discorso d’insediamento. Un emozionante viaggio nella storia, con lettere inedite, fotografie e oggetti del periodo, completato dalle mostre permanenti sulla presidenza, inclusa una sezione dedicata alla first lady, Jackie Kennedy.

Il museo si trova a Columbia Point, in una struttura che rende omaggio al mare, realizzata dall’architetto I.M. Pei, con viste panoramiche sullo skyline di Boston. Anche uno dei maggiori progetti urbanistici della città, la Rose Fitzgerald Kennedy Greenway (un nastro verde per collegare diversi punti di Boston con giardini, piazze e fontane) è un tributo alla madre del presidente, nota per l’intensa attività filantropica. Ancora in espansione, includerà presto l’Armenian Heritage Park, nella zona del North End: un monumento per ricordare la tragedia degli armeni nel 1915 e tutti i genocidi successivi.

Ma la vena filantropica di Boston risale a ben prima dei Kennedy. Basti pensare a Isabella Stewart Gardner, una signora dell’Ottocento che lasciò in eredità alla città l’Isabella Stewart Gardner Museum, una dimora con un mix inestimabile di opere, tra quadri di Botticelli, Rembrandt, Giotto e Piero della Francesca, un disegno di Michelangelo e altri capolavori (purtroppo nel 1990 ne furono rubati 13). La condizione fondamentale dell’eredità è che non venga cambiato nulla della disposizione originale della villa. Per questo, quando si è deciso di ampliare il museo, si è scelto di creare uno spazio adiacente per concerti e altri eventi. I lavori (il progetto è stato affidato a Renzo Piano) dovrebbero terminare nel gennaio 2012.

L’ampliamento dell’Isabella Stewart Gardner Museum e il completamento della Greenway sono solo due dei grandi progetti di trasformazione di Boston. Con un restyling che riporterà alla luce ogni suo quartiere, istituzione e il suo splendido porto, la città accrescerà il suo appeal internazionale.

Il rinnovamento della zona portuale parte dal Long Wharf, il molo su cui sorge il popolare New England Aquarium, con l’area all’aperto dedicata ai mammiferi d’acqua. Occupato al momento da foche, è visibile dall’esterno e quindi accessibile anche a chi non paga il biglietto. Si arriva a piedi attraversando la passeggiata lungomare all’Institute of Contemporary Art (Ica), opera degli architetti Diller Scofidio+Renfro, autori anche della High Line di New York. Fino a settembre, si visita una mostra sull’evoluzione del disco, dal vinile a oggi, e una rassegna di immagini della fotografa Catherine Opie.

È un anno di rilancio anche per le istituzioni più classiche di Boston. Il Museum of Fine Arts, uno dei più grandi al mondo, con un’ampia collezione di arte egizia, apre una nuova ala ultramoderna dedicata all’arte dell’America del Nord e Latina. Capolavori che partono dai Maya fino ad arrivare al XX secolo, su quattro piani. Dipinti di Hopper, Pollock e Sargent, tra cui Le figlie di Edward Darley Boit, disposto tra i due vasi originali ritratti nel dipinto. Imponente il Courtyard, una struttura in vetro che unisce le due parti del museo, con un caffè ristorante.

Gran parte del prestigio culturale di Boston si deve alle sue università, Harvard e il Massachusetts Institute of Technology, più comunemente Mit, che si trovano a Cambridge, appena oltrepassato il fiume Charles. In occasione dei suoi 150 anni, il Mit promuove The Mit 150 Exhibition, una rassegna sulle maggiori innovazioni internazionali sviluppate nel suo campus: il videogioco Space War, la telecamera technicolor, il laptop per bambini usato nei Paesi in via di sviluppo, l’automobile elettrica, per citarne alcune. Da non perdere anche un giro del campus dove sono accessibili al pubblico opere d’arte e di architettura di Frank Gehry, I.M. Pei, Alvar Aalto e poi Picasso, Sol LeWitt, Calder.

Per cogliere in pieno l’energia di Cambridge, basta recarsi ad Harvard Square, il punto d’incontro di studenti e numerosi turisti, con una vasta scelta di ristoranti, librerie, negozietti e teatri. La piazza è anche la nuova casa di due ristoratrici storiche della zona, Mary-Catherine Deibel e Deborah Hughes, che introdussero, 25 anni fa, piatti come i ravioli e il tartufo nel loro primo ristorante, UpStairs on the Pudding. Quello nuovo, su due piani, è un ex club privato di Harvard e si chiama UpStairs on the Square, con vista sulla piazza.

La cucina di Boston è storicamente a base di pesce: si pensi a piatti come la zuppa di cozze, o clam chowder, e l’aragosta. Molti ristoranti mantengono la tradizione. Fra questi, Legal Sea Foods, una catena nata a Boston, con un nuovo indirizzo sul mare a Liberty Wharf, sulla Northern Avenue. Lo storico Quincy Market, a Faneuil Hall, è ancora una forte attrazione turistica: un mercato al chiuso con negozi di gastronomia internazionale e birrerie, tra cui una replica di Cheers, ispirata alla famosa serie televisiva. Il North End invece rimane la roccaforte della cucina italiana, con trattorie napoletane e caffè.

Chef di spicco, come Barbara Lynch e i giovani Ken Oringer e James Bissonette, sono alla guida di ristoranti che stanno portando Boston alla ribalta. Uno di questi è Menton, a Fort Point, quartiere emergente popolato da artisti che per promuovere il loro lavoro hanno dato vita a Made in Fort Point, uno spazio dove si danno i turni per vendere le loro opere. Anche LouisBoston, il negozio di abbigliamento più chic della città, si è trasferito qui. Proprio sopra, si gusta ottima cucina con ingredienti locali e biologici da Sam’s.

Ken Oringer e Jamie Bissonette hanno punato su South End, ex quartiere malfamato, con case vittoriane, ristoranti e boutique alternative, in particolare nell’area di Union Park Street, Tremont e Shawmut. I loro due ristoranti sono Toro, tapas spagnole, e Coppa, perfetto per un brunch dai sapori italiani. Una zona molto frequentata sia dai bostoniani, sia dai turisti è Charles Street, a Beacon Hill, la zona residenziale più chic della città. Per lo shopping, due indirizzi: Holiday Boutique, abiti da donna vintage, gioielli e accessori ricercati, e Helen’s Leather, giacche di pelle e stivali da cowboy made in Usa. Per iniziare la serata con un buon bicchiere di vino, l’appuntamento è all’enoteca Bin 26.

Per gli acquisti, d’obbligo anche un giro a Back Bay, con le boutique lussuose di Newberry Street e il Copley Place Mall, che unisce tre palazzi con ponti pedonali. Vi si trovano i brand americani più famosi e i grandi magazzini. Supersconti da Filene’s Basement, un’istituzione di Boston. Per dormire, l’Hotel Veritas, a Cambridge, ha 31 stanze, piccole ma confortevoli. In Charles Street è stato rinnovato il Beacon Hill Hotel and Bistro, un b&b nella via più incantevole della città. Servizi a cinque stelle nel nuovo Mandarin Oriental, nella zona di Back Bay. È un pezzo di storia l’Omni Parker House Hotel, a Downtown da 150 anni. Nel suo ristorante John F. Kennedy chiese la mano a Jackie e celebrò la festa di addio al celibato, oltre ad annunciare la sua candidatura al Senato.

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