Bordeaux e il vino

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La capitale dell’Aquitania vive da sempre in equilibrio tra le acque della Garonna e la fama dei suoi vini. E in questi giorni si anima prima per la celebre kermesse enologica e poi per la grande festa sul fiume.

La capitale dell’Aquitania vive da sempre in equilibrio tra le acque della Garonna e la fama dei suoi vini. E in questi giorni si anima prima per la celebre kermesse enologica e poi per la grande festa sul fiume.

Biturica è un vitigno albanese, ritenuto un antenato del cabernet. È il primo portato in epoca romana a Burdigala, in quella provincia estrema chiamata Aquitania, cioè «paese delle acque». «Bordolese», è invece il nome di un tipo di bottiglia, quella per il vino, dal corpo cilindrico, spalla pronunciata, collo corto. Entrambi, contenuto e contenitore, si riferiscono a Bordeaux, città bellissima. E in equilibrio tra due liquidi, anzi, tra i due più significativi liquidi per la specie umana, l’acqua e il vino. Acqua della Garonna, che qui si allarga in maniera impressionante fino a confondersi con l’Atlantico e le sue maree, e assumere il nome di Gironda. E vino, dei châteaux più prestigiosi, molti dei quali stanno nel Médoc, occitano per dire «in mezzo all’acqua». Acqua e vino, ma separati. Uniti solo pragmaticamente, dove l’acqua, per secoli, è servita a far navigare le «gabare» dal fondo piatto, cariche di botti di vino.

Una città borghese-mercantile, e cattolica, dove Michel de Montaigne è stato sindaco per quattro anni, Charles Louis de Montesquieu proprietario di vigneti e François Mauriac educando in collegio. Una città che ha nella posizione e nei quartieri settecenteschi la sua carta migliore. Che l’Unesco sta per premiare, a fine giugno, inserendo una porzione urbana, dalla Garonne ai Corsi (d’Albret, Clemenceau, de Verdun), nella sua lista. Dopo aver già inserito la cattedrale di Sant’Andrea e le basiliche di San Michele e San Saturnino, in quanto luoghi del Cammino verso Santiago di Compostella. Tutto questo non è casuale. La rinascita cittadina con il recupero del lungofiume e del centro storico è recente, degli ultimi dieci anni. Menti sapienti hanno riprogettato la città, recuperato gli antichi palazzi, i vicoli ed i quais, rimettendo in moto la bella addormentata.

Si vede soprattutto nel Vieux Bordeaux (St.Pierre con i suoi vicoli stretti, i palazzi, Place del Bourse, Place de la Comédie con il Grand Théâtre, Place du Parlement, St.Michel, S.te Croix), nel Quartier de l’Hôtel de Ville e «des Grandes Hommes». Parte integrante del progetto è Citadis, il tram «che non deturpa» il cielo con la rete di fili.

Il fiume, poi, è un mondo particolare. La Garonna nasce sui Pirenei spagnoli (il nome significa «acqua di pietra»), e corre per 647 chilometri fino all’oceano. Finisce, dopo l’incontro con la Dordogne, a formare il più grande estuario d’Europa, largo 12 e lungo 75 chilometri, e chiamato Gironda. La forza del mare è tale che l’acqua salata risale per 150 km i due fiumi, e quando la marea è alta, si forma un’onda particolare chiamata «mascaret». Con la marea, a Bordeaux, ci sono venuti i Vichinghi e, quando Enrico II d’Inghilterra eredita l’Aquitania dalla moglie (XII sec.), gli inglesi per il commercio del vino. Poi Bordeaux diventa il porto di distribuzione in Europa del merluzzo di Terra Nova e il porto di partenza delle navi negriere che setacciano la costa africana, e triangolano con la Louisiana. Nonché porto dei corsari del Re Sole. Ricchezza mercantile, insomma. Da citare anche i Girondini, deputati radicali al tempo della Rivoluzione (oggi, girondini sono i giocatori della squadra di calcio locale). Suggestioni storiche e geografiche. Tutte ben visibili nel rapporto tra città e fiume. Che si esplicita in modo particolare lungo i quai (de la Douane, Louis XVIII, Richelieu), al Pont de Pierre, al Porto (Port de la Lune, perché la Garonna descrive una mezzaluna) con l’Entrepôt Lainé (ora Museo d’arte contemporanea), uno dei migliori edifici portuali dell’Ottocento. E nell’enorme (12 ettari) Place des Quinconces, che ha come quinta il fiume, e anche l’acqua delle fontane dedicate alla «Repubblica» e ai «Girondini».

Ed è proprio questa «fluvialità», questo convivere con un fiume grande, non mitigato nemmeno da montagne, che determina la cifra cittadina. Aquitania, Médoc, Entre Deux Mer, Bordeaux, qui l’acqua è sovrana. «Au coeur du vignoble le plus prestigeux du monde» («In mezzo alla vigna più prestigiosa del mondo»). Come dicono da queste parti.

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