Bollywood

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La città degli otto oscar è Bombay, la metropoli di 15 milioni di abitanti dove Danny Boyle ha girato ‘The Millionaire’, la fiaba mediatica di un ragazzo cresciuto negli slum che partecipa a un quiz televisivo. Un film che il regista di ‘Trainspotting’ ha realizzato usando i canoni melodrammatici di Bollywood. La maggiore industria cinematografica con oltre mille pellicole l’anno, più del doppio di Hollywood. In realtà il dato riguarda tutta India, ma nella dozzina di studi cittadini – concentrati a Film City, il quartiere a nord dell’aeroporto – vengono prodotti più di trecento lungometraggi l’anno.

La città degli otto oscar è Bombay, la metropoli di 15 milioni di abitanti dove Danny Boyle ha girato ‘The Millionaire’, la fiaba mediatica di un ragazzo cresciuto negli slum che partecipa a un quiz televisivo. Un film che il regista di ‘Trainspotting’ ha realizzato usando i canoni melodrammatici di Bollywood. La maggiore industria cinematografica con oltre mille pellicole l’anno, più del doppio di Hollywood. In realtà il dato riguarda tutta India, ma nella dozzina di studi cittadini – concentrati a Film City, il quartiere a nord dell’aeroporto – vengono prodotti più di trecento lungometraggi l’anno.

A parte qualche eccezione colta, come i film cult di Mira Nair, a Bombay si producono soprattutto i cosiddetti ‘masala-movie’: prendono il nome dal più comune mix di spezie indiane, perché come il masala uniscono i più svariati ingredienti. Film di due o tre ore amalgamano i generi più diversi, spesso su un soggetto evanescente, per attrarre un pubblico più vasto possibile. Uniscono trame di spionaggio con mielose love story. Sono di colpo animati da violente risse in cui non si risparmiano salti acrobatici e colpi di kung-fu. Per essere poi addolciti dall’apparire di bambini in scene stile Walt Disney. E sconfinano nel musical tra cantatine e balletti. La musica è la chiave del successo finanziario e dello sbarco in Occidente dell’ultima generazione di Bollywood. Prima si crea la colonna sonora, la si registra e distribuisce sul mercato, con i proventi si finanzia le riprese del film: spesso già pubblicizzato dal successo della sua musica.

Chi visita la megalopoli indiana ha diverse possibilità di entrare in contatto con Bollywood. Le agenzie di viaggio di Colaba (il quartiere alle spalle del Gateway of India dove alloggia la maggior parte dei turisti) propongono tutti i giorni i Bollywood Tour: inizia alle dieci di mattina e impegna fino al tramonto, si visitano gli studios di Film City e si sosta al BollywooDrome dove vengono proiettati i trailer dei più noti film indi, alternati a performance di danza e a meeting con interpreti del cinema. Malabar Hill è invece la versione indiana di Beverly Hills: dove vivono le star della celluloide e i registi di successo. È il quartiere panoramico al fondo di Marina Drive: qui si trovano cinque dokhma, le Torri del Silenzio usate dai Parsi (zoroastri) per cerimonie funebri in cui i corpi dei defunti vengono dati in pasto ai corvi. Un tempo residenza dei british raj, l’aristocrazia coloniale inglese, Malabar Hill è la zona più esclusiva di Bombay. In una delle ville coloniali oggi abitate dagli attori, nel 1865 nacque lo scrittore Rudyard Kipling: l’autore di Kim e di Il Libro della giungla.

E le coppie di innamorati passeggiano negli Hanging Gardens, i giardini pensili creati nel 1881 in cima ai serbatoi della rete idrica. Ma per capire il rapporto degli indiani con il cinema bisogna entrare in una delle tante sale, dove gli spettatori fremono, ridono, piangono, applaudono, esplodono in boati di contentezza o di stupore, restano incollati per ore a trame fragili quanto movimentate. Perché in India il cinema è tutt’altro che in crisi: 18.000 sale accolgono 16 milioni di spettatori al giorno.

Fonte: www.lastampa.it

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