Baku, città del futuro

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La capitale dell’Azerbaijan pensa in grande: petrolio, investimenti e grandi eventi sportivi.

“Sarajevo, city of the future”, è lo slogan con cui Bono chiuse lo storico concerto del 23 settembre 1997 nella capitale bosniaca ancora minacciata dalle bombe e dalla guerra; in realtà, a quasi ventidue anni di distanza, la vera città del futuro, in Europa, è Baku. Tralasciando le annose e masturbatorie disquisizioni geopolitiche sull’appartenenza o meno della capitale dell’Azerbaigian al continente europeo, è evidente la crescita, sotto tutti i punti di vista, della città in piena depressione caspica nell’ultimo decennio, che l’ha portata sotto le luci continue della ribalta internazionale. Il suo ruolo di nuova protagonista sullo scacchiere del continente, Baku se l’è ritagliato soprattutto grazie allo sport; ovviamente non è un caso, ma il risultato di un chiaro disegno politico del presidente Ilham Aliyev, figlio di quell’Heydar che ha guidato il Paese all’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1993 e, da quell’anno, ha occupato la poltrona di massima carica dello Stato, fino alla sua morte.

Baku tra le fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento rappresentò, per il settore petrolifero, quello che la zona intorno al fiume Klondike, nel Canada nord-occidentale, fu per la corsa all’oro. Una città di mare, contesa da decenni tra la Persia e la Russia, si trovò al centro delle attenzioni di tutto il continente europeo, di tutte le nazioni che intravedevano l’enorme potenziale dell’oro nero e l’importanza di arrivare per primi a conquistare il controllo e lo sfruttamento dei giacimenti del Mar Caspio. Nel 1905 Baku produceva già il 50% del petrolio mondiale e i ricchissimi magnati del petrolio iniziarono a costruire residenze di lusso al di fuori delle mura della Città Vecchia che, perciò, andava perdendo sempre più il suo ruolo centrale.

Two men run next to the Caspian Sea as the Flame Towers are reflected in a puddle in Baku, Azerbaija
Gary HershornGetty Images

Nel 1918 il re Giorgio V d’Inghilterra inviò un contingente militare che arrivò, di fatto, a occupare Baku per mettere al sicuro gli investimenti della madrepatria dagli attacchi delle truppe turche; i soldati britannici, però, dovettero ritirarsi notte tempo, palesemente impreparati di fronte alla potenza di fuoco ottomana. Il 20 aprile 1920 l’Armata Rossa marciò su Baku, ponendo fine a qualsiasi velleità britannica sulla regione, e dando inizio a più di settant’anni di dominio sovietico, terminato solo con il collasso dell’Unione Sovietica.

I primi anni successivi all’indipendenza furono difficili per l’Azerbaigian. I numeri relativi biennio 1992-94 per l’economia della neonata nazione erano impietosi: la produzione industriale di era ridotta del 38% rispetto al 1990 e l’inflazione aveva raggiunto il tasso record del 1.234%; Il presidente Heydar Aliyev fu così lungimirante da vedere nel comparto energetico il settore chiave che avrebbe potuto aiutare la nazione a superare il difficile periodo di transizione e di garantirle uno sviluppo futuro, un’indipendenza reale. Il rischio per i neonati Paesi dell’ex URSS era, infatti, quello di rimanere dipendenti da Mosca o dai dettami delle multinazionali che sarebbero arrivate a sfruttare le loro risorse e materie prime creando un legame di subalternità che avrebbe reso l’indipendenza uno status puramente formale.

Aliyev prese in mano le negoziazioni e presiedette alla firma, il 20 settembre 1994, del primo contratto ACG (Azeri, Chirag, Gunashli) che prende il nome da un’area del Mar Caspio di 432,4 kmq comprendente i giacimenti petroliferi di Azeri, di Chirag e la porzione di giacimento sottomarino ad alta profondità di Gunashli. L’accordo, ricordato come il “contratto del secolo”, diede una reale e ambiziosa prospettiva al petrolio di Baku: prevedeva la cessione da parte dell’Azerbaigian a un consorzio internazionale di 11 multinazionali del petrolio, capeggiate dalla britannica BP, i diritti di esplorazione e sfruttamento venticinquennale dei giacimenti di cui portava il nome. Dal momento della firma sono stati fatti investimenti per lo sviluppo del giacimento ACG pari a circa 33 miliardi di dollari. Il primo barile di petrolio dal giacimento è stato prodotto il 7 novembre 1997.

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Jamie McDonald – FIFAGetty Images

Il protagonista principale dell’accordo del 1994, e tutt’ora attore principe nel giacimento, fu la SOCAR, letteralmente State Oil Company of Azerbaijan Republic, la compagnia petrolifera statale azerbaigiana, costituita con il decreto presidenziale numero 200 del 13 settembre 1992, diventata negli anni un vero e proprio colosso nel settore, un’azienda del valore di 20 miliardi di dollari che, di fatto, controlla l’intera economia della repubblica caucasica. Non solo: la Socar occupa, direttamente o indirettamente, tutte le posizioni chiave nella gestione statale: un esempio evidente arriva dal calcio, con i vertici della AFFA (la federcalcio azerbaigiana) che coincidono proprio con quelli della compagnia petrolifera. E il binomio sport-politica è la chiave per comprendere lo sviluppo della capitale dell’Azerbaigian degli ultimi anni; l’immagine plastica della nuova politica statale è quella del presidente Aliyev che marcia nello Stadio Olimpico di Baku il 12 giugno 2015, brandendo la torcia e marciando con passo militare verso l’apertura della prima edizione dei Giochi d’Europa. Un vero e proprio flop, vista la scarsa partecipazione degli atleti migliori e l’enorme esborso di denaro per organizzare l’evento.

La risposta, però, non è stato un ridimensionamento, ma un rilancio in grande stile: Gran Premio di Formula Uno, campionato mondiale di scacchi e il grande appuntamento di Baku 2020. Già, questo è il nome che in Azerbaigian hanno dato al Campionato europeo di calcio che si disputerà il prossimo anno in 12 distinte città europee, tra le quali, appunto, la città sotto il livello del mare; Baku ospiterà tre gare della fase a gironi e un quarto di finale: un vero e proprio motivo di vanto per un Paese che ormai vede nello sport il principale veicolo per farsi conoscere all’estero. Baku oggi è completamente diversa da come se la può immaginare chi non l’ha mai visitata: una metropoli europea, ricca di luci e grattacieli, con una vivace vita notturna e tutte le opportunità a portata di mano, che si fonde con il fascino del passato che si può respirare tra le strade di Icheri Sherer, la Città Vecchia patrimonio dell’Unesco dal 2000.

E le ambizioni di Baku crescono con gli affari della Socar in tutto il mondo, tra i quali spicca il noto progetto TAP che tanto ha fatto discutere in Italia: a fine novembre dell’anno scorso, la capitale dell’Azerbaigian ha perso all’ultima curva la corsa a ospitare l’Expo 2025, vinta da Osaka; è stata la casa della finale di Europa League; e ha ospitato la World Cup di ginnastica. Il futuro di Baku è comunque luminoso: “Vogliamo essere la Dubai dell’Eurasia”, ha dichiarato di recente Taleh Ziyadov, il nuovo direttore del porto cittadino; il prossimo passo è quello di attirare il più possibile turisti, in una città che, fino a oggi, ha avuto la propria specialità nell’attirare capitali.

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