Avventura in Patagonia

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Un paradiso naturale. Un’oasi di pace. Un patrimonio di tutta l’umanità. Sempre più minacciato. Non solo dagli effetti del riscaldamento globale. Ora anche dal turismo. Perché l’Argentina ha aperto le porte di questo suo Eden. Tra grandi alberghi. Trekking sui ghiacciai. Aerei e catamarani da El Calafate  I blocchi azzurrini si distaccano dal fronte del ghiacciaio Upsala e precipitano nelle acque del lago Argentino con un rumore che assomiglia a un tuono, ma più misterioso e profondo.

Un paradiso naturale. Un’oasi di pace. Un patrimonio di tutta l’umanità. Sempre più minacciato. Non solo dagli effetti del riscaldamento globale. Ora anche dal turismo. Perché l’Argentina ha aperto le porte di questo suo Eden. Tra grandi alberghi. Trekking sui ghiacciai. Aerei e catamarani da El Calafate  I blocchi azzurrini si distaccano dal fronte del ghiacciaio Upsala e precipitano nelle acque del lago Argentino con un rumore che assomiglia a un tuono, ma più misterioso e profondo.

Spettacolo impagabile per i turisti che sfidano le raffiche di vento sul ponte del barcone, circondati da grandi iceberg alla deriva. Ma segnale inquietante per lo stato di salute di quel polmone del nostro clima che sono i ghiacciai della Patagonia, la terza massa glaciale della terra dopo l’Antartide e la Groenlandia, che ormai sembrano toccati dal riscaldamento globale come quelli dell’emisfero Nord.

Quasi per paradosso, proprio quando l’Argentina ha reso facile l’accesso dei turisti a queste meraviglie naturali, si moltiplicano i fenomeni negativi. Come l’Upsala si sfaldano e arretrano vari ghiacciai minori del Parque National de Los Glaciares, stretti nel sud della Cordigliera delle Ande. E nel luglio del 2008, in pieno inverno australe e non come al solito d’estate, è crollato un fianco del Perito Moreno, lo spettacoloso ghiacciaio che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio mondiale dell’umanità. Guaio peraltro previsto da uno dei maggiori glaciologi argentini, Jorge Rabassa, che aveva calcolato la perdita di ben 14 metri di spessore del ghiacciaio. Ma non provate a parlare di questo collasso a El Calafate, la cittadina che è la porta d’ingresso al Parque, con i suoi nuovissimi catamarani che solcano il lago Argentino e con le spedizioni di trekking sui ghiacciai. Perché qui, sulla bellezza del Perito Moreno e dei suoi fratelli minori, si sta costruendo una fortuna.

Sperduto paesotto abituato ad accogliere piccoli gruppi di turisti in cerca d’avventura, El Calafate aveva preso il via intorno al 2000, con la costruzione di un aeroporto. Oggi ci atterrano oltre 400 mila visitatori all’anno. E intanto, con gli alberghi (di cui un terzo a 4 stelle) che si sono moltiplicati per dieci, per non parlare dei ristoranti chic, delle boutiques di lusso e del casinò, El Calafate ormai assomiglia a una stazione turistica alla moda. Ma c’è un’altra ragione dietro il successo di questa strana Saint Moritz delle Ande, la coppia Kirchner. È infatti originario della zona, la provincia di Santa Crutz, di cui è stato a lungo governatore, l’ex presidente Nestor. E la presidentessa Cristina ha voluto costruire qui, in un angolo riparato dai venti, una villa di mattoni rossi per il weekend e allo stesso tempo fare buoni affari immobiliari, come scrivono i giornali dell’opposizione.

Certo è un po’ breve l’estate australe, poco più di cinque mesi da novembre a marzo. "Soprattutto c’è una certa improvvisazione e la pioggia di dollari e di euro che ci sta cadendo addosso ci trova un po’ impreparati", confessa Maria Eugenia, titolare di una libreria sulla centrale Avenida Liberador intasata di Porsche e fuoristrada. Ma basta allontanarsi qualche chilometro e sulle pendici rossicce delle colline svolazzano i condor cari a Bruce Chatwin.

Se El Calafate è la punta avanzata del boom turistico della Patagonia, anche la più discreta Ushuaia, la città più a sud del mondo, è immersa in contraddizioni non troppo diverse. Carica di miti e leggende come del resto la Terra del Fuoco di cui è l’estremo lembo, fondata nel 1870 dai missionari inglesi che volevano convertire gli indios yahgan, poi massacrati dal governo argentino, Ushuaia ha sempre esercitato l’attrazione dei luoghi estremi. Dai cercatori d’oro ai naturalisti come Charles Darwin, fino agli sfortunati prigionieri della durissima colonia penale voluta ai primi del ‘900 dal generale Julio Roca per rinchiuderci anarchici e criminali comuni, la citta della ‘fin del mundo’, come recitano i cartelli stradali, può vantare una storia delle più ricche. E ancora, qui finisce la Carretera Panamericana, che parte dall’Alaska e scende lungo la costa occidentale delle due Americhe. Da qui, navigando lungo il canale di Beagle, si possono vedere incredibili colonie di leoni marini e pinguini, e scoprire la straordinaria vegetazione del Parque National Tierra del Fuego.

Ushuaia è diventata un luogo abitato prevalentemente da giovani, richiamati come anche a El Calafate, oltre che dall’aria pulita e dal clima di novità, da alti salari e sgravi fiscali. Già in passato il governo argentino aveva usato incentivi di questo genere per rendere abitate le sue terre all’estremo sud, oggetto di un’eterna contesa con il Cile. Adesso è il turismo la nuova frontiera di questa immigrazione, che fa di Ushuaia una delle città più giovani del mondo, dove nasce un bambino tutti i giorni e dove solo il 5 per cento degli abitanti ha più di 50 anni. Tanto giovanilismo ha anche le sue contropartite. Spuntano come funghi agenzie che organizzano itinerari stravaganti con canoe e fuoristrada che si spingono dappertutto, e già cominciano a minacciare gli equilibri più delicati.

Ma le maggiori preoccupazioni per l’ambiente vengono da un turismo ben più speciale, che a Ushuaia ha la sua base operativa. Dal suo porto partono la maggior parte delle navi rompighiaccio che, dopo aver attraversato lo stretto di Drake, fanno rotta verso l’Antartide. In un recente passato erano soprattutto le navi dei ricercatori e delle spedizioni scientifiche ad approdarci, ma negli ultimi cinque anni tutto è cambiato. "Siamo stati abbondantemente superati dai turisti, che vengono portati nelle zone più critiche di quel laboratorio di ricerca sullo stato di salute del mondo che è l’Antartide", dice Massimo Frezzotti, glaciologo dell’Enea specializzato nello studio delle calotte polari. Almeno in 30 mila all’anno, dicono le statistiche, si avventurano alle isole Shetland, alle Falkland e alla penisola Antartica. E l’Argentina spinge per ampliare questo turismo, ottima fonte di guadagni per le sue compagnie. Già si parla di un albergo super attrezzato dove sostare per una sola notte e di voli mordi e fuggi per scattare qualche foto ai pinguini imperatore in marcia, quelli del famoso film di Luc Jacquet. È una prospettiva che terrorizza gli scienziati. Nelle gelide acque dell’Antartide non esistono i microrganismi che fanno da spazzini ai rifiuti e agli scoli, che rischiano di restare lì per secoli, alterando l’ambiente delle ricerche.

I pinguini d’altra parte, anche se di una specie diversa, si possono vedere molto più comodamente in un’altra delle mete classiche del nuovo turismo della Patagonia, l’incantevole penisola Valdés. Nelle sue grandi insenature l’incontro della corrente calda del Brasile con quella fredda dell’Antartide crea un microclima ideale per la riproduzione dei mammiferi marini e di quegli uccelli sui generis che sono i pinguini. Quelli che arrivano fin qui appartengono alla specie dei pinguini Magellano, che il famoso esploratore aveva descritto nelle sue memorie come grandi oche pessime da mangiare perché coriacee e puzzolenti di pesce. Protetti da leggi severissime e monitorati da giovani guardie ecologiche, i pinguini arrivano nella riserva naturale della penisola Valdés a centinaia di migliaia per deporre le uova e far crescere per qualche mese i piccoli. Sono creature misteriose, che ubbidiscono a un loro equilibrio interno, indifferenti agli esseri umani. Nella riserva è facile osservarli da vicino, mentre scendono sulle spiagge per procurarsi il cibo dai loro nidi nascosti nella boscaglia, che ritrovano ogni anno con matematica precisione. Anche per loro però la vita sta diventando difficile, per l’aumento delle temperature.

Ma il peggior nemico, almeno in questa zona, è il petrolio che arriva vicino alle coste e spesso li sporca. "Se lo ingoiano cercando di pulirsi, i pinguini si avvelenano ed è impossibile salvarli", racconta sconsolato Osvaldo, una guardia ecologica. Ma almeno in questo caso la responsabilità non può essere addossata all’arrivo anche qui in gran crescita dei pullman dei turisti.

Fonte: www.repubblica.it

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