Autunno a Marrakech

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Ottobre è il mese ideale per visitare la città marocchina. Che oltre ai monumenti e agli incantevoli giardini offre ai suoi visitatori innumerevoli occasioni di shopping .

La stagione estiva, quando la maggior parte di noi va in vacanza, non è la più indicata per visitare le città del Nord Africa: fa troppo caldo. Il patimento che ne deriva costringe il turista a spezzare le giornate in due, ciò che può essere particolarmente noioso se invece nel nostro carnet avevamo programmato una serie di visite che prevedevano una continuità delle nostre escursioni.

Ottobre è il mese ideale per visitare la città marocchina. Che oltre ai monumenti e agli incantevoli giardini offre ai suoi visitatori innumerevoli occasioni di shopping .

La stagione estiva, quando la maggior parte di noi va in vacanza, non è la più indicata per visitare le città del Nord Africa: fa troppo caldo. Il patimento che ne deriva costringe il turista a spezzare le giornate in due, ciò che può essere particolarmente noioso se invece nel nostro carnet avevamo programmato una serie di visite che prevedevano una continuità delle nostre escursioni.

E anche chi non teme l’afa dovrà arrendersi al fatto che sono i luoghi stessi che ci ospitano ad assopirsi nelle ore centrali del giorno, per poi riaccendersi verso sera.

Le stagioni migliori per visitare Marrakech sono dunque la primavera o proprio l’autunno: verso ottobre il clima è temperato, non piove tantissimo, e nella visita non saremo costretti a stravolgere gli orari ai quali siamo abituati. Città popolosa, affascinante e confusa, l’attrattiva più nota di Marrakech è il suo consistente patrimonio monumentale, ma chi si trova in questa città non dovrebbe trascurarne almeno un altro risvolto: le piante e i giardini. La posizione e le condizioni climatiche, unitamente alla relativa abbondanza d’acqua, hanno consentito la coltivazione e il rigoglio di un vastissimo patrimonio botanico che si manifesta in una quantità di giardini pubblici e privati.

Fra questi spiccano, per vastità e importanza, i giardini della Menara che circondano un grande lago artificiale, con palmeti e uliveti a perdita d’occhio. Per la sua varietà e per l’eleganza dell’allestimento è da visitare invece il Jardin Majorelle, poco fuori della Medina (cioè la città vecchia), creato negli anni Venti del secolo scorso dal pittore francese Jacques Majorelle che, appassionato di botanica, riuscì in pochi anni, grazie al clima favorevole della città, a piantare e far crescere nel pezzo di terra che aveva acquistato una collezione di piante provenienti da tutto il mondo. 

L’originalità dell’architettura e la dimestichezza con il colore dell’artista ci offrono a tutt’oggi un paesaggio in cui la cornice fa concorrenza al contenuto nel colpo d’occhio offerto al visitatore: sul bianco delle strutture che contengono le piante, in un tipico accostamento arabo, spicca l’indaco, che però qui preferiscono chiamare "blu majorelle", in omaggio al fondatore dei giardini, che li aveva aperti al pubblico fin dal ’47 (il pittore sarebbe morto nel 1962). Nel 1980 la proprietà è stata acquistata da Yves Saint Laurent che si dedicò a un lavoro di restauro e sistemazione molto rispettoso dell’impianto originale: attualmente il giardino è amministrato da una fondazione, voluta dallo stesso stilista francese, ed è visitabile ogni giorno fin verso il tramonto; l’ingresso costa 30 dirham, che equivalgono all’incirca a tre euro.

Un’escursione autunnale ai giardini di Marrakech può indurre il visitatore a rimpiangere la primavera, quando la maggior parte delle piante fioriscono e non hanno dovuto patire la canicola. Questo tipo di rimpianto non si verificherà se dedichiamo una giornata all’altro aspetto che correda la visita ai monumenti cittadini: gli acquisti. Il commercio e l’artigianato sono la base dell’economia locale, e dentro la Medina questo risvolto è enormemente percettibile, al punto che attraversare il centro a piedi senza fare acquisti è quasi impossibile.

Non è raccomandabile tutta via far compere per sfinimento o frustrazione: l’esperienza dello shopping potrà essere soddisfacente, in questa città, se riuscite a capire cosa desiderate acquistare, a orientarvi nel cumulo di merci che affollano botteghe e suolo della città vecchia e magari anche a fare qualche buon affare, spendendo il giusto e acquistando con una modalità che escluda il pentimento immediato. Non è impossibile ma neanche facile. Una volta varcate una delle porte che si aprono nelle mura della Medina vi renderete conto che la densità di mercanzia aumenta con l’infittirsi delle strade: tappeti, tessuti e indumenti, spezie e profumi, lavorati di rame e altri metalli sono i prodotti locali più specifici e di conseguenza più diffusi nei suq, cioè i mercati coperti che impegnano un’ampia zona della medina, i cui vicoli e le cui piazze sono un susseguirsi di botteghe che, per lo più minuscole, espongono proprio in strada la maggior parte delle loro merci.

Verrete interpellati in continuazione dai commercianti, e fermarsi a osservare un oggetto, in questa zona, equivale a imbarcarsi in una conversazione col suo proprietario: spesso la conversazione si svolge in italiano (o in una discreta imitazione della nostra lingua) poiché, abituati a trattare per lo più con i turisti, i mercanti sanno riconoscerne la provenienza: vocabolario di base e un’elementare grammatica delle altre lingue sono uno dei loro strumenti professionali.

Il punto di riferimento topografico, quando ci si addentra nella città vecchia di Marrakech, sarà la piazza principale, chiamata Jamaa el-Fnaa, adiacente alla più importante moschea cittadina, la Kutubia: questo vastissimo spazio è impegnato a sua volta, ogni giorno dal pomeriggio fino a sera, dai banchi di un mercato (per lo più alimentare) nel quale si agita una folla colorita, rumorosa e da una cert’ora in poi piuttosto fitta.

All’interno della stessa zona dei suq, che si trova a nord della Jamaa el-Fnaa, abbondano le indicazioni per raggiungere la piazza stessa e nel caso non troppo improbabile che perdiate l’orientamento, sarà il caso di seguirle e ripartire da lì.
All’interno dei suq è quasi impossibile trovare indicazioni scritte sui prezzi della merce, di per sé complicata da valutare: i cartellini incominciano a comparire se ci si allontana dal centro della Mdina, ciò che rende più facile orientarsi negli acquisti. Il consiglio è dunque di scegliere un punto di partenza eccentrico, magari nella zona Sud Est della città, dove c’è il Palazzo reale (e diversi dei monumenti di cui, se qui parlassimo della Marrakech monumentale, sarebbe raccomandata la visita, cioè il palazzo Badi, e il Bahia) e una moschea detta Quessabine, a fianco della quale c’è un mercato coperto di spezie.

Può essere questo il vostro punto di partenza, per la serpentina di shopping marocchino: e parlando di spezie, "épices", non dovete pensare solo a pepe, zenzero e cumini, ma a una moltitudine di prodotti di erboristeria che servono sì come condimento delle pietanze, ma anche per la cura della pelle e del corpo e per la profumazione. L’impatto è forte sul piano visivo ma anche su quello olfattivo, qui i prodotti sono generalmente prezzati e i mercanti, abituati a vendere ai turisti ma anche alla gente del luogo, sono meno aggressivi.

Sceglierete le vostre "épices" seguendo le loro raccomandazioni sull’impiego (per non rischiare di mangiare il sapone…): se conservate con cura, l’aroma e la proprieta di alcune di queste erbe possono durare per anni. A fianco del mercato c’è una piazzetta di fabbri e vetrai, relativamente tranquilla e ideale per una sosta prima di addentrarsi, ora sì, fra i suq. Proprio di fronte al mercatino delle spezie comincia la rue suq Smarine: vedrete che nella prima parte di questa strada i mercanti non saranno insistenti come avverrà mano mano che c’inoltriamo nella Medina.

Tradizionalmente frequentata per le botteghe di tessuti, all’inizio di questa strada è interessante però fermarsi in qualcuna delle botteghe che lavorano i metalli e più in generale i materiali di recupero: è un versante piuttosto originale dell’artigianato popolare marocchino che addentrandosi più nel centro della Medina è difficile incontrare. E abbiamo oggetti di uso comune come paralumi, vasi, portaceneri e soprammobili ricavati dal riciclo dell’alluminio, oggetti che in molti casi portano ancora impresso il marchio e le scritte della confezione da cui è stata ricavata la latta, che fosse per l’olio, sottaceti o sardine.

E poi le stoffe, e i tappeti. L’acquisto (e il trasporto) di un tappeto possono essere impegnativi, e andrebbero pianificati e non improvvisati. Per certo conveniente è invece qui l’acquisto della seta e di altre stoffe di qualità. Ma qui siamo in pieno territorio dei suq: dopo l’"allenamento" agli acquisti e alla trattativa dovrete far lavorare il vostro gusto: lana, pelle, gioielli, manufatti berberi, cuoio e "babbucce"; il turista è autorizzato a perdersi per qualche ora nella Medina.

Varrà la pena, parlando di stoffe, una sosta al suq dei "teinturiers", i tintori: la visita a uno dei cortili in cui le stoffe vengono tinte è raccomandabile per l’impatto e la forza dei colori, e potrà essere anche l’occasione per risparmiare qualche dhiram, se siamo disposti a trattare il prezzo con chi rivende le stoffe alle botteghe dopo averle tinte.

La piazza Rahba Lakdima, circa a tre quarti della strada che vi riporterà alla piazza principale, è la piazza delle spezie, che qui sono vendute però all’aperto: piuttosto ampia, è un piacevole diversivo al labirinto di vicoli e strettoie che avevate percorso per arrivarci e offre un’occasione di sosta e riposo senz’altro raccomandabile: in un angolo della piazza c’è il Café des épices, che si trova in un palazzetto di tre piani sulla sommità del quale c’è una piccola e incantevole terrazza, che vi regalerà, oltre alla vista, anche il senso di riposo e sollievo nell’elevarsi al di sopra di quella piacevole confusione.

Quando e se della confusione avrete nostalgia potete decidere di mangiare qualcosa nella piazza principale, che ormai non è molto distante: Jamaa el-Fnaa dalle cinque del pomeriggio a sera è il luogo più animato di Marrakech. Cenare nel centro della piazza, da uno delle dozzine di "brasseurs" che hanno improvvisato una griglia per arrostire pollame e carni ovine, sarà senz’altro un’esperienza pittoresca e per alcuni soddisfacente. Chi della confusione e del pittoresco ne aveva invece abbastanza può chiedere soccorso ai gestori del Café des épices: da qualche tempo hanno aperto un ristorante non lontano, ma si offriranno di accompagnarvici se volete cenare in un’altra terrazza che ricorda, quella sì, le mille e una notte.

Fonte: www.viaggi.repubblica.it

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