Arte a Tel Aviv

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L’arte sbarca in riva al Mediterraneo e a Tel Aviv aprono musei, gallerie e spazi dedicati al design. Un long weekend da passare tra la spiaggia e la rinata movida di Jaffa e Gerusalemme.

Spiagge, gioventù, cucina genuina, danza, letteratura, architettura (dal Bauhaus a Philippe Starck) e tanti artisti che, sempre più numerosi, scelgono il cosmopolitismo di Israele per vivere e lavorare.

L’arte sbarca in riva al Mediterraneo e a Tel Aviv aprono musei, gallerie e spazi dedicati al design. Un long weekend da passare tra la spiaggia e la rinata movida di Jaffa e Gerusalemme.

Spiagge, gioventù, cucina genuina, danza, letteratura, architettura (dal Bauhaus a Philippe Starck) e tanti artisti che, sempre più numerosi, scelgono il cosmopolitismo di Israele per vivere e lavorare.

Un must è sicuramente l’Israel Museum di Gerusalemme (Ruppin Boulevard, Gerusalemme, tel. 00972.2.67.08.811) che, lo scorso 24 luglio, ha aperto al pubblico una nuova ala, voluta dal presidente Shimon Peres in persona e firmata da James Carpenter ed Efrat-Kowalsky. Gli spazi espositivi sono raddoppiati, grazie a un intervento che lo stesso Carpenter definisce “delicato”. Molto ampia la rosa dei grandi nomi – Warhol, De Chirico, Chagall, Picasso, solo per citarne alcuni – e dei capolavori. Da non perdere a Tel Aviv l’Accessible Art Fair (35 Shaul Hamelech Boulevard, www.accessibleartfair.com , 2-8 settembre 2010), giovane iniziativa nata a Bruxelles per portare il collezionismo a diretto contatto con gli artisti più giovani. E se trovare la qualità qui sarà senz’altro più difficile che all’Art Basel, l’iniziativa vale comunque il viaggio, se non altro per il clima che si respira in città.

Basta dare un’occhiata al nuovo Museo del Design di Holon, una manciata di minuti dal centro cittadino, che attualmente è il più importante edificio pubblico progettato da Ron Arad (8 Pinhas Eilon Street, Holon, www.dmh.org.il ; chiuso lun.). Oppure, si guardi a due musei appena fuori da Tel Aviv, ancora poco noti, ma molto interessanti per struttura e programma, e ormai del tutto inseriti nel circuito internazionale. Il primo è l’Herzliya Museum of Contemporary Art (4 Ha’banim Street, Hrezliya, tel. 00972.99.50.07.62, www.herzliyamuseum.co.il ; chiuso dom.); il secondo, collocato all’ombra di una vecchia cisterna, è il Museum of Bat Yam (6 Struma Street, Bat Yam, tel. 00972.36.59.11.40; chiuso dom.). Nel centro di Tel Aviv ci sono invece le gallerie private, fra cui Dvir (11 Nahum Street, tel. 00972.36.04.30.03, www.dvirgallery.com ), che rappresenta artisti come Adel Abdessemed e Nedko Solakov. È invece nella scuderia della Givon Art Gallery (35 Gordon Street, tel. 00972.35.52.25.427, www.givonartgallery.com ) la giovane Sigalit Landau, che rappresenterà Israele alla prossima Biennale di Venezia. Da Noga (60 Ehad Ha’am Street, tel. 00972.35.66.01.23, www.nogagallery.com ) si trovano invece lavori della promettente Karen Cytter, o del franco algerino Kader Attia che, dopo aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003, ha esposto la scorsa stagione con la Galleria Continua di San Giminiano.
Ma se l’arte contemporanea è un seme che sembra ormai sul punto di attecchire, la danza israeliana è di sicuro un frutto ammirato in tutto il mondo. Ecco che dal 6 al 12 ottobre 2010, per la prima volta nella sua storia, la Batsheva Dance Company, diretta dalla magnetica coreografa Sharon Eyal, sarà ospite speciale dell’Israel Philharmonic Orchestra, grazie a una collaborazione con il maestro Zubin Mehta (varie sedi, 6-12 ott., dalle 20.30, info www.ipo.co.il ). Quartier generale di un movimento che, anche grazie a geniali performer come Ohad Naharin e Yasmeen Godder, ha fatto di Tel Aviv una delle capitali mondiali del ballo, è il Suzanne Dellal Centre for Dance and Theatre. Il centro ospita ben quattro teatri e si trova nel quartiere di Neve Tzedek, dove nel 1887 è nato il primo nucleo ebraico della città. Qui l’edilizia delle alte torri non è ancora arrivata e la sensazione è quella di trovarsi in un luogo raccolto, fatto di piccole storie e amenità. Come il terrazzo ombroso del ristorante Suzana, proprio di fronte al teatro (9 Shabazi Street, tel. 00972.35.17.75.80, menu da 15 €), o come il Nana Bar, dove si cucina francese, ma in una stanza si cena su un lungo tavolo ispirato alle abitudini dei kibbutz (1 Ehad Ha’am, tel. 00972.57.39.51.294; menu da 30 €). Attenzione, perché è proprio dai kibbutz che arrivano le vere specialità locali, cioè frutta e verdura.

Da Neve Tzedek, il vecchio porto di Jaffa – la zona araba di Tel Aviv – si raggiunge a piedi in pochi minuti. L’architetto Eyal Ziv racconta che il suo progetto di restauro dell’area intorno alla Torre dell’Orologio ha mantenuto intatto il tessuto storico fatto di artigiani e piccoli commercianti (www.eyalziv.com ). Il che è stato un modo per proteggere dalla speculazione locali come Dr. Shakshuka, dove si mangiano peperonata, mafrum (polpette), bolliti con fagioli e spinaci (3 Bet Esthelm Street, tel. 00972.36.82.28.42, menu da 10 €), o come Yoezer (2 Yoezer Aish Habira, tel. 00972.36.83.91.15; menu da 35 €), che si trova in un affascinante grotta nascosta in un vicolo a due passi dal Palazzo Seraya, antico possedimento turco. Qui vicino c’è anche il celebre forno Said el Abu Lafia (7 Yefet Street, tel. 00972. 36.83.49.58), dove acquistare pita, pane e specialità da asporto (ottime le focacce condite con olio e spezie). Spostandosi verso il porto inglese si incontrano i primi restauri edilizi privati, e non ci vuol molto per capire con che velocità in questa zona saliranno i prezzi degli immobili. Nell’interno di Jaffa si trova anche il Puah (3 Yohanan Street, tel. 00972.36.82.38.21; menu da 20 €) che di sera propone hummus di qualità e deliziosi piatti a base di zucca, mentre di giorno si trasforma in un negozio di modernariato dove acquistare soprattutto gli anni Cinquanta. Per la notte, l’Hotel Cinema è una recente trasformazione di un teatro degli anni Trenta che si trovava in Dizengof Square, una delle piazze in stile bauhaus più belle della città (1 Zamenhoff Street, tel. 00972.35.20.71.00, www.cinemahotel.com ; doppia b&b da 180 €).

Se invece si vuole rimanere nello charme di Neve Tzedek, c’è l’Hotel Neve Tzedek, che ha solo cinque suite – quella all’ultimo piano con idromassaggio (4 Degania Street, tel. 00972.54.20.70.706, www.nevetzedekhotel.com ; doppia b&b da 300 €). Per soggiorni più lunghi c’è l’Orange House, progettata da Ariel Ginzburg (12 Avishay Street, Zahala, Tel Aviv). Questa curiosa villa d’acciaio è stata costruita interamente con materiali standard in un quartiere, Zahala, nato per gli ufficiali dell’esercito israeliano e diventato negli anni uno dei più ambiti dall’alta borghesia locale. L’edificio si può affittare rivolgendosi direttamente a Ginzburg (tel. 00972.52.87.76.115). A Tel Aviv si vola da Milano Malpensa (da 395 €) e Roma (da 358 €) con El Al (www.elal.co.il ). Nel sito della compagnia la sezione Bargain segnala le offerte migliori. Si possono trovare voli economici con altre compagnie anche da Catania, Torino e Verona, affidandosi al motore di ricerca di El Israel (www.elisrael.com ). In tutti i casi i controlli sono molto severi, sia in entrata sia in uscita, perciò è meglio arrivare in aeroporto con più anticipo del solito.

Fonte: www.corriere.it

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