Arriva la pillola anti Jet-Lag

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Francesco Barbato, comandante di Airbus 320, se lo ricorda ancora quel volo New York-Chicago fatto come primo ufficiale di un 747 Cargo: «Ho iniziato a non sentire le comunicazioni radio, a non riuscire a parlare, ho avvisato il mio secondo: ero arrivato negli Usa da poco, il nuovo fuso mi aveva impedito di riposare prima di iniziare il nuovo viaggio e il bisogno di dormire non mi dava tregua. È stato il volo più faticoso in trent’anni di carriera da pilota».

Francesco Barbato, comandante di Airbus 320, se lo ricorda ancora quel volo New York-Chicago fatto come primo ufficiale di un 747 Cargo: «Ho iniziato a non sentire le comunicazioni radio, a non riuscire a parlare, ho avvisato il mio secondo: ero arrivato negli Usa da poco, il nuovo fuso mi aveva impedito di riposare prima di iniziare il nuovo viaggio e il bisogno di dormire non mi dava tregua. È stato il volo più faticoso in trent’anni di carriera da pilota».

Tutta colpa del jet lag, quel cortocircuito del ritmo sonno- veglia che affligge chi vola attraversando oceani e continenti. Una sindrome prossima alla sconfitta, parrebbe: la prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha annunciato l’arrivo della pillola contro il mal di fuso. Si chiama Tasimelteon, regola i livelli della melatonina (l’ormone responsabile del ciclo del sonno) ed è in grado di resettare in modo naturale l’alternanza sonno-veglia e i ritmi del corpo. Come dire: fa dormire quando si vuole (più in fretta e più a lungo) e stare svegli quando si deve. Uomini dei cielo ma anche chi è costretto a stravolgere i propri ritmi biologi dal continuo cambio dei turni di lavoro. Ancora qualche anno, assicurano i ricercatori, e poi jet lag addio.

SPERIMENTAZIONI – Lo dicono i risultati delle prime sperimentazioni condotte dal Brigham and Women’s Hospital di Boston su 450 persone. Oltre a monitorare i comportamenti legati al ciclo del sonno, sfalsato volutamente di cinque ore, sono state misurate le concentrazioni di melatonina nel sangue. Risultato: coloro che hanno preso la pillola anti jet lag hanno dormito, in modo naturale, da mezz’ora a due ore in più rispetto a chi aveva preso un placebo. «La speranza è che se hai spostato il tuo orologio biologico ma hai dormito bene, dovresti star bene anche il giorno dopo e superare agevolmente il jet lag», ha spiegato il capo dei ricercatori Elisabeth Klerman, del Brigham and Women’s Hospital di Boston. Una svolta che «sarà accolta con gioia da milioni di persone: turisti, equipaggi degli aerei, pendo-lari, squadre di calcio, manager e molti altri», ha aggiunto Daniel Cardinali, uno degli sperimentatori dell’Università di Buenos Aires. Due gli studi condotti: un primo (di fase 2) su 39 persone, un secondo (di fase 3) su 411 volontari, tutti con lievi problemi di insonnia indotti. La quantità di luce è stata standardizzata durante il sonno così come durante il periodo di veglia. I test sono stati condotti anticipando il momento di coricarsi di cinque ore rispetto a quello abituale e somministrando dosi diverse del nuovo farmaco (nonché placebo).

DUBBI E PERPLESSITÀ – Oggi la regola d’oro per gli equipaggi di volo è una: «Mantenere il fuso dell’aeroporto di partenza», spiega il comandante Berti. Per i viaggiatori il rimedio più utilizzato è quello di prendere pastiglie di melatonina il giorno (o i giorni) prima di partire, all’ora in cui ci si dovrà coricare una volta raggiunta la meta prescelta. E domani? Va cauto Francesco Benedetti, psichiatra dell’istituto San Raffaele di Milano: «Non facciamoci illusioni. La luce al mattino e la melatonina alla sera sono i nostri sincronizzatori. La nuova pillola anti jet lag è un agonista dei recettori della melatonina, un prodotto chimico che fa quello che fa la melatonina: regola il ritmo biologico». Come dire: perché prendere un farmaco se c’è già la melatonina? Anche perché, «sottolinea The Lancet, lo studio è stato condotto senza un controllo attivo». E quello che esiste in natura magari è già meglio di quello che si può creare artificialmente. Toccherà alle ultime fasi della sperimentazione dirlo.

Fonte: www.corriere.it

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