Arabia Saudita e oggetti vietati

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Eccovi un interessante articolo tratto da www.opinione.it che vi potrà essere utile nel caso che vogliate visitare l’Arabia Saudita o qualsiasi paese musulmano. Personalmente penso che non valga assolutamente la pena di sprecare i nostri soldi per visitare certi paesi, bellissimi per quello che riguarda il paesaggio ma da quarto mondo per quello che riguarda le persone.

Eccovi un interessante articolo tratto da www.opinione.it che vi potrà essere utile nel caso che vogliate visitare l’Arabia Saudita o qualsiasi paese musulmano. Personalmente penso che non valga assolutamente la pena di sprecare i nostri soldi per visitare certi paesi, bellissimi per quello che riguarda il paesaggio ma da quarto mondo per quello che riguarda le persone.

Il caso aveva mobilitato il saggista Daniel Pipes due settimane orsono con un articolo, "Coalizzarsi per escludere la Saudi Arabian Airlines", in cui si chiedeva in pratica a tutti paesi occidentali di negare alla compagnia di bandiera saudita l’accesso ai loro aeroporti "a causa di un inammissibile brano contenuto nel sito web in lingua inglese della compagnia aerea". In pratica, alla faccia del diritto internazionale, le aerolinee di bandiera di casa Saud avvertono, ancora prima che uno straniero metta piede a Riyad, che in quell’illuminato paese islamico, anzi “moderato”, detenere una Bibbia, una croce o una stella di Davide è equiparato a detenere armi, droga o esplosivi. E questo le persone possono leggerlo persino al desk per l’accettazione e il check in. Magari qualcuno penserà che è inutile essere ipocriti e che anzi è meglio prevenire l’ignaro turista da spiacevoli conseguenze una volta in loco spiegandogli come stanno le cose in Arabia Saudita e quale sia il loro concetto di libertà religiosa.

Qualcun altro però, e tra loro lo stesso Pipes, si è invece detto scandalizzato che simili regole che incitano al razzismo religioso e alla discriminazione possano trovarsi sul sito internet di una compagnia di bandiera nonché nei depliant informativi distribuiti in aereoporto. Depliant in cui si possono leggere istruzioni del tipo: "Per motivi di ordine religioso e a causa delle disposizioni locali, non è permesso portare nel Regno Saudita un certo numero di oggetti. Tra essi: le bevande alcoliche, la carne di maiale e i prodotti da esso derivati, sostanze narcotiche e stupefacenti proibite, armi da fuoco, esplosivi, armi da taglio e materiale pornografico". E fin qui lo scandalo sarebbe relativo. Inaccettabile invece, secondo Pipes, sarebbe il secondo paragrafo di queste "istruzioni": "Oggetti e articoli appartenenti a religioni diverse dall’Islam sono altresì vietati. Tra essi: Bibbie, crocifissi, statuette, sculture, oggetti con impressi simboli religiosi come la Stella di David e altri".

Dopo le proteste e gli articoli di Pipes e di altri adesso le linee aeree saudite lo hanno fatto scomparire sia dal sito Internet sia dal depliant. Però il divieto e la pena shariatica del carcere e delle frustate per "chi si macchia di questo reato" purtroppo restano. E questo è un altro capitolo della infinita vergogna che leggi religiose islamiche nei paesi fondamentalisti portano con sé.
Il commento di Pipes alla parziale soddisfazione ottenuta è stato lapidario: "La decisione di omettere il secondo paragrafo sulle restrizioni doganali rivela il senso di vulnerabilità dei sauditi, che non è affatto sorprendente. A livello demografico, il Regno Saudita è un piccolo Stato circondato da predatori (l’Iran in particolare), che dipende dalle entrate prodotte da un’instabile derrata. Esso non ha affatto bisogno di aggiungere delle complicazioni ai rapporti con gli Stati Uniti e con altri governi occidentali".

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