Andare dal parrucchiere alle Maldive

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Negli ultimi sei mesi il costo della vita alle Maldive è aumentato in maniera vertiginosa. La colpa non è solo della perdita nel potere d’acquisto del dollaro, ma anche l’incremento del prezzo del petrolio e una serie di eventi climatici a sfavore dell’agricoltura indiana, paese dal quale è importata la maggior parte della frutta e verdura.

Negli ultimi sei mesi il costo della vita alle Maldive è aumentato in maniera vertiginosa. La colpa non è solo della perdita nel potere d’acquisto del dollaro, ma anche l’incremento del prezzo del petrolio e una serie di eventi climatici a sfavore dell’agricoltura indiana, paese dal quale è importata la maggior parte della frutta e verdura. Di conseguenza, il costo di una corsa in taxi è salito da 15 a 20 rufie (18,5 rufie = 1 euro), un chilo di cipolle da 10 a 45 rufie e per l’uso della piscina dell’hotel dell’aeroporto ora bisogna sborsare 20 dollari, quando poco tempo fa ne bastavano 10. Si parla di un’inflazione intorno al 70%.

Un prezzo che non è aumentato è quello del parrucchiere: shampoo, taglio e piega costa ancora 50 rufie…una vera occasione. Ma l’esperienza “parrucchiere” qui è molto diversa da quella nostrana e non parlo solo del prezzo.
Che siano barbieri o parrucchieri il negozio di solito è chiamato “hair salon”, il più delle volte erroneamente scritto “saloon” dando l’impressione che aprendo la porta ci si trovi nel bel mezzo di cowboys e donne di compagnia. E se i parrucchieri per uomo sono tutti di sesso maschile, quelli per donna sono di entrambi i sessi. In un paese musulmano in cui la maggior parte delle donne porta il velo per coprire i capelli (qui chiamato “buruga”) è necessario avere scelta. Molti parrucchieri sono originari dello Sri Lanka il chè rende culturalmente accettabile che un uomo possa mettere le mani nei capelli di una cliente.

Il mio salon di fiducia è per uomini e donne. Si chiama Jingles e si trova nel bel mezzo di Malè. La sala d’attesa è a ridosso della porta d’entrata e conta una decine di sedie sistemate lungo un corridoio molto stretto. Da li’ i clienti possono aspettare il loro turno guardando la tv, che spesso è sintonizzata su un canale indiano e trasmette film, qui molto apprezzati, ma che a me sembrano ridicoli (ma sempre meglio che sfogliare Grazia o Novella 2000!). Di fronte e a lato due paratie che dividono gli uomini dalle donne. Non so come sia la sezione maschile, ma immagino che non sia molto diversa da un barbiere comune. La parte riservata alle donne, invece, è piuttosto interessante: ogni postazione è munita di sedia, specchio e una tenda che garantisce la privacy per coloro che preferiscono non mostrare i capelli al pubblico. Anche la zona per lo shampoo ha la sua tenda.

Tutti i parrucchieri di Jungles sono uomini con l’eccezione di una donna che occupa la postazione in fondo alla stanza e che si prende cura delle clienti col buruga. Nel mio caso è sempre un uomo che mi lava e taglia i capelli e la tenda, ovviamente, non viene mai chiusa. Ma le donne non vengono al salon solo per farsi sistemare i capelli. I parrucchieri qui fanno anche da estetisti con servizio di depilazione al viso che, visto che non richiede rimozione del buruga, viene fatto dagli uomini. Sinceramente io avrei più problemi a mostrare ad un uomo i peli del volto che i capelli, ma ognuno ha le sue preferenze…

Rispetto ad altri salon provati da altre colleghe volontarie Jingles offre qualcosa in più che mi fa ritornare ogni tre mesi per eliminare le doppiepunte invece che cercare un altro parrucchiere: coloro che vengono qui a farsi tagliare i capelli, che siano uomini o donne, oltre allo shampoo, taglio e piega, ricevono un fantastico massaggio alla testa che dura almeno 10 minuti (ma che vorresti non finisse mai). Il tutto incluso nel modico prezzo di 50 rufie. (2 euro e settanta centesimi)

Fonte: www.sabatoseraonline.it
La prossima volta che venite a Malè, assicuratevi di aver bisogno di una spuntatina!

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