Anche le Maldive fra le mete a rischio

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In realtà, a seguire alla lettera le indicazioni della Farnesina sarebbe meglio restarsene tranquilli a casa propria.

Perché nell’elenco delle mete turistiche a rischio, fornito dal sito «Viaggiare sicuri», non ci sono solo quei Paesi nel pieno di conflitti a bassa o alta intensità che il buon senso suggerirebbe comunque di evitare.

In realtà, a seguire alla lettera le indicazioni della Farnesina sarebbe meglio restarsene tranquilli a casa propria.

Perché nell’elenco delle mete turistiche a rischio, fornito dal sito «Viaggiare sicuri», non ci sono solo quei Paesi nel pieno di conflitti a bassa o alta intensità che il buon senso suggerirebbe comunque di evitare.

L’Afghanistan, ovviamente, dove «si sconsiglia di intraprendere viaggi a qualsiasi titolo». Il Congo, sul cui territorio si fronteggiano attualmente sei eserciti diversi in quella che viene definita «la guerra mondiale africana» e da cui i turisti farebbero bene a stare a larga «se non è strettamente necessario».

La Somalia in armi, Israele e i Territori occupati, l’Iraq «ad altissimo rischio», che, oltre ad «attentati terroristici e attacchi contro cittadini stranieri», registra ogni giorno «episodi di banditismo comune». Ma il ministero degli esteri mette in guardia anche da numerose destinazioni sponsorizzate da tour operator e pacchetti low cost.

I cosiddetti paradisi, più o meno esotici. Quelle mete da sogno accessibili alle tasche dei più, che fanno del turismo la prima industria del mondo, l’unica che, perfino oggi, nell’era della paura del terrorismo globale, continua a registrare una crescita annua del 4 per cento. Prendete la Turchia per esempio. Nonostante la Farnesina allerti che «a seguito di attentati avvenuti nel Paese, la situazione di sicurezza deve essere valutata con molta prudenza», il viavai dei visitatori resta un business da 18 miliardi di dollari l’anno.

Chi viaggia mette nella valigia una buona dose di fatalismo, sembrerebbe. Almeno a giudicare dal flusso ininterrotto di sbarchi all’aeroporto internazionale di Sana’a, in barba agli avvisi del ministero che definisce lo Yemen «caratterizzato da un alto rischio di sequestri per gli occidentali». Gli ultimi cinque italiani sono stati rapiti un anno fa, mentre si dirigevano verso la zona archeologica, 170 chilometri a Est della capitale. Andò a finire bene, ma le storie meno fortunate di Maurizia Ascoli, uccisa da uno scippatore in Colombia, Dalia e Giorgia, le due ragazze ammazzate a Capo Verde, Elena Vecoli soffocata nella sua stanza d’albergo a Los Roques durante il viaggio di nozze in Venezuela, inducono a rileggere con maggior cura le stime del sito ministeriale «Viaggiare sicuri» e di quello a tutela dei consumatori «Sos viaggiatore».

Vedi dunque alla voce Maldive: «E’ consigliabile mantenere un’elevata soglia di attenzione in considerazione di un possibile rischio di atti di natura terroristica, ai danni di istituzioni locali o strutture identificabili come occidentali, soprattutto nella capitale Malè». Il Kenya magico e i villaggi-vacanza di Malindi, dove «si registra una recrudescenza della criminalità comune, aggressioni e furti». La Thailandia e Bali «a rischio terrorismo». Giamaica, Repubblica Dominicana, Haiti e Costa Rica, caratterizzate da «scippi e diffuse violenze fisiche». La Corea del Sud, «uno dei focolai d’influenza aviaria»; Timor Leste, sconsigliatissimo per «la sicurezza altamente precaria»; la Bolivia con «recenti episodi di rapine (anche molto violente) e sequestri a danno di cittadini europei».

«Il turista di solito si affida troppo al passaparola, contando sull’esperienza positiva degli amici» nota Carlo Bissani, amministratore delegato di «Start Sicurezza», una società di security consulting che, tra l’altro, forma la polizia di molti Paesi sviluppati o in via di sviluppo. Bissani cita, per esempio, il Brasile: «Se ne parla poco, ma a San Paolo vengono sequestrati turisti ogni 5 ore, sequestri lampo, giusto il tempo di portarli al bancomat, ma sempre sequestri».

Il Messico e la Colombia «con molte regioni violente», le Filippine, di cui bisognerebbe ricordare «il biltz del gruppo Abu Sayaff, che cinque anni fa rapì un’ottantina di turisti». Non c’è paradiso che si salvi, insomma? «L’Italia», butta là Bissani. O, paradossalmente, «Capo Verde». Anche secondo la Farnesina uno dei pochi posti ancora «sicuri».

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