Alle origini della movida: viaggio a Malasaña, Madrid

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Per molti è sinonimo di energia, musica, vita. Per altri può essere solo un rumoroso fastidio. Pochi però sanno che il termine movida ha origine e spiegazione in un luogo ben preciso, Madrid, e attraverso la scoperta del quartiere Malasaña si possono ripercorrere i luoghi e le storie simbolo di un’epoca irripetibile.

Malasaña Madrid Le strade di Malasaña, Madrid ©JJFarq/Shutterstock

Esta noche todo el mundo a la calle (Questa notte tutti in strada) o Madrid me mata (Madrid mi uccide, a richiamare le mille tentazioni della città) furono solo alcuni dei tanti slogan coniati dai giovani spagnoli nei primi anni ‘80, l’epoca d’oro della movida madrileña. Movimento di controcultura che investì musica, cinema e letteratura (ma non solo), la movida fu la logica reazione di un paese come lo Spagna che, con la morte di Francisco Franco nel 1975 e il lento ritorno alla democrazia, fremeva per recuperare il terreno perduto. “È come se in dieci anni avessimo vissuto quello che gli altri paesi hanno fatto in trenta” spiegano alcuni testimoni di quel tempo. C’è un luogo, a Madrid, che più di ogni altro ne è stato il simbolo: Malasaña. Conosciuto anticamente come il Barrio de Maravillas, questo quartiere subito a nord del centro finì per ritrovarsi in una posizione strategica, a metà strada tra la zona universitaria di Arguelles e Chueca, il quartiere gay. Con le sue vie in salita, i palazzi a tinta pastello e i lampioni dalla luce giallognola, oggi Malasaña è un quartiere dall’aria bohemien, che fa l’occhiolino a tutto ciò che è hipster e di tendenza. Per arrivarci con la metropolitana si prende la linea 1 e si scende a Tribunal, ancora oggi la piazzetta dove si trova la fermata è il tradizionale punto di ritrovo dei più o meno giovani pronti a salir de fiesta (uscire per andare a bere con gli amici, cambiando più locali nel corso della serata). Da Tribunal si procede per Calle de la Palma e qui basta girare l’angolo per ritrovarsi al cospetto di due luoghi “mitici”.

Malasaña, il quartiere in cui è nata la movida ©Krzysztof Dydynski/Lonely Planet

Il primo è il Penta, locale che aprì i battenti addirittura nel lontano 1976 e fu tra i primi a diffondere la musica dei gruppi rock stranieri. Divenne poi un trampolino di lancio per le band locali, che qui potevano portare le musicassette con i loro ultimi pezzi e, se apprezzati dal pubblico, godere di un’immediata pubblicità grazie alla presenza nei paraggi di una piccola radio privata. Caduto in disgrazia nella seconda metà degli anni ’90, il Penta vive oggi un secondo splendore, e sebbene l’atmosfera sia parecchio cambiata da quella che attirava personaggi del calibro di Pedro Almodovar, rimane il luogo giusto per fare qualche conoscenza locale, ovviamente mentre ci si scatena sulle note di hit pop spagnole.

Subito a fianco ecco il Tupperware, da tutti conosciuto come “El Tupper”. Fu uno dei primi locali a proporre il genere indie rock, e rispetto al vicino Penta ha un’anima decisamente più kitsch e colorata, tra occhi psichedelici che penzolano dal soffitto e luci tutt’altro che soffuse. Al piano di sopra c’è un po’ più di tranquillità e un altro bar, ma non aspettatevi cocktail ricercati, qui è l’atmosfera ciò che conta.

La Via Lactea, Madrid ©Krzysztof Dydynski/Lonely Planet

Per chi si regge ancora in piedi è tempo di scendere lungo Calle Velarde ed entrare al Via Lactea. Quelli che ne hanno vissuto l’epoca dorata giurano che per qualche strana alchimia qui dentro si continua a respirare lo stesso odore di alcool e tabacco di più di trent’anni fa. Un soffitto fin troppo basso, musica rock’n roll dei bei tempi andati e una favolosa sala biliardo dove spagnoli e non si sfidano all’ultima buca sono ciò che rendono questo posto un’altra meta irrinunciabile per rivivere i fasti della movida.

Per i più rockettari (o rockeros, per dirla alla spagnola) subito a fianco c’è il Remember. Tra le note dei Dire Straits, Police e AC/DC si fa presto a fare conoscenza con gli altri avventori di questo minuscolo pub. E poi c’è Sandro, il simpatico gestore che tra una cerveza e l’altra sarà ben contento di raccontarvi qualche storia assurda di quegli anni.

La stazione della metro Tribunal, il cuore di Malasaña ©Leo Marino/Shutterstock

Alla fine di Calle Velarde si arriva a Plaza Dos de Mayos, luogo simbolo della resistenza cittadina contro l’invasione napoleonica e, in tempi più recenti, punto di ritrovo per i botellones, grandiose bevute collettive in spazi aperti, in cui si è soliti ascoltare musica a tutto volume. Fu proprio questo uno dei principali motivi che portò al declino e poi alla fine della movida, insieme ai tanti altri suoi eccessi, tra cui ovviamente un utilizzo esasperato di droghe di ogni tipo.

Meglio quindi non esagerare e, una volta smaltita la resaca (sbornia), tornare a percorrere le vie del quartiere di giorno, magari in una delle proverbiali giornate di sole e cielo azzurro di Madrid. C’è chi pensa che dietro alla sua nuova vetrina di quartiere chic e alla moda, Malasaña abbia finito per vendere la sua anima più autentica, e non è certo un caso se i giovani più alternativi siano ormai migrati da anni verso Lavapiés. Mentre ci si riflette, si può fare un salto a Calle del Pez, altra storica via della movida dove, al Pez Tortilla, si possono gustare le tortilla – molto più di una semplice frittata – più buone della città. Tra una caña (la misura standard della birra, più piccola della nostra pinta) e l’altra si sarà ormai fatta sera e con lei tornerà la sete di divertimento di una città intera, capace di far divenire la movida un termine ormai di uso comune in tutto il mondo.

E mentre si è in fila per entrare in un altro locale qualcuno canticchia un motivo di qualche anno fa: De noche todos vamos a Madrid, de dia queremos ir (di notte tutti andiamo a Madrid, di giorno vogliamo andarci).

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