Alla scoperta della Bologna sotterranea

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Stavolta è il Sommo Poeta a fare da guida. In carne ed ossa. E in costume d’epoca insieme agli altri ciceroni-attori di Società per azioni, un gruppo di intrepidi artisti bolognesi che ha deciso di far rivivere la Bologna che non c’è più. Quella sotterranea.

Stavolta è il Sommo Poeta a fare da guida. In carne ed ossa. E in costume d’epoca insieme agli altri ciceroni-attori di Società per azioni, un gruppo di intrepidi artisti bolognesi che ha deciso di far rivivere la Bologna che non c’è più. Quella sotterranea.

In questo viaggio all’inferno che dall’autunno dà appuntamento ogni venerdì sera si scopre così che la città del lambrusco e dei tortellini al di là dell’arte ha un lato oscuro che chiede adesso di essere scoperto.

Oltre ad essere attraversata dal torrente Aposa fin dal XII secolo Bologna possedeva un reticolato fitto e consistente composto da numerosi canali artificiali, oggi interrati e usati un tempo per i commerci e i trasporti, proprio come Venezia e i Navigli a Milano. Si parte da Piazza San Martino e accompagnati da fiaccole e monologhi recitati ad arte si percorre un itinerario nello spazio sì ma anche indietro nel tempo. Nei lunghi cunicoli si arriva così all’altezza del ghetto ebraico e poi alle due celebri Torri. La città parallela avanza fino a raggiungere le vie del quadrilatero e del mercato. Il traguardo, en plein air, “a rimirar le stelle” proprio con Dante in persona, è fissato in Piazza Minghetti.

In tutto l’itinerario non manca l’accompagnamento musicale, quello della Vladah Klezmer band, a suon di violino e fisarmonica. Dolce sarà grazie anche al sottofondo, allora, incontrare in questo viaggio sotterraneo in costume perfino la musa di Dante, colei che lo aiutò a superare il dolore per la morte di Beatrice, Onorina Pirazzoli. L’insolito itinerario si conclude in trattoria, per una cena rigidamente a base di tortellini e fiaschi di vino, in cui visitatori e teatranti si faranno uguali davanti alle medesime gioie della tavola. E grazie al gioco scatenato dalla capacità interpretativa degli attori sono in molti a giurare di aver addirittura avuto la sensazione di sentire i bombardamenti del ‘43 quando proprio in questi cunicoli la popolazione in fuga cercava riparo. Potere della fantasia e del tempo che qualche volta, anche se a sprazzi, decide di tornare.

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