Alla parata per il Thanksgiving

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L’appuntamento è per giovedì 26 novembre alle nove del mattino a Central Park West, dove la strada che sfiora il parco s’incontra con la  settantasettesima. È da qui che parte la famosa Macy’s Parade, l’enorme sfilata che scende fino alla 34.  Un po’ pubblicità, un po’ spettacolo, tra carri allegorici, pupazzi gonfiabili, orchestre e clown sponsorizzati da grandi marchi.

L’appuntamento è per giovedì 26 novembre alle nove del mattino a Central Park West, dove la strada che sfiora il parco s’incontra con la  settantasettesima. È da qui che parte la famosa Macy’s Parade, l’enorme sfilata che scende fino alla 34.  Un po’ pubblicità, un po’ spettacolo, tra carri allegorici, pupazzi gonfiabili, orchestre e clown sponsorizzati da grandi marchi.

Se giovedì prossimo siete negli Stati Uniti, non dimenticate di ringraziare per quello che di buono vi è accaduto nel 2009. Il quarto giovedì del mese, che quest’anno cade il 26 novembre, è Thanksgiving, il giorno del ringraziamento, la festa ereditata da quei padri fondatori approdati col Mayflower, che nell’anno del Signore 1621 si misero a tavola e ringraziarono Dio del primo raccolto di cui consumavano i frutti. Proprio come allora, zucca e tacchino troneggeranno ancora una volta sulle tavole di ogni americano, a prescindere da fede e appartenenza culturale: sì perché thanksgiving è una festa laica, diventata appannaggio di immigrati d’ogni lingua e nazione, che oggi come ieri ringraziano di aver trovato un tetto e un luogo a cui appartenere.

La parata. Ma il ringraziamento non è solo tacchino. L’appuntamento per i newyorchesi è alle nove del mattino a Central Park West, lì dove la strada, che sfiora il parco, s’incontra con la settantasettesima strada. È da qui che parte la famosa Macy’s Parade, l’enorme sfilata che scende fino alla 34, organizzata dai grandi magazzini Macy’. Un po’ pubblicità, un po’ spettacolo, con carri allegorici, pupazzi gonfiabili, orchestre e clown sponsorizzati da grandi marchi, da M&M a Sony e McDonalds. Uno spettacolo promozionale, nato 63 anni fa, per ricordare a tutti che il giorno dopo il ringraziamento inizia ufficialmente la stagione natalizia.

La notte bianca del venerdì nero. Per l’occasione, molti negozi – lo stesso Macy’s, la catena di giocattoli Toy’r’us, e tanti altri – aprono a mezzanotte per una notte bianca di saldi prenatalizi: apripista del cosiddetto black friday, il venerdì nero dello shopping. Nero, si fa per dire, perché il primo venerdì dopo Thanksgiving è piuttosto la giornata delle occasioni e delle luci visto che si accendono i più importanti alberi di natale della città dal Rockfeller Center al Metropolitan Museum. I commercianti fanno sconti promozionali incredibili, ma anche lucrosi business: tant’è che si dice venerdì nero perché tradizionalmente i libri contabili dei commercianti passavano dal rosso (perdita) al nero (guadagni). I compratori trascorrono lunghe ore in fila, pur di accaparrarsi qualche buon affare. E anche i bambini si mettono in fila: per raccontare ai Babbi Natale dislocati nei negozi (quest’anno obbligati a rigide regole igieniche anti-suina) qual è il giocattolo dei desideri. 

Il gioco della crisi. Ad andare a ruba, dicono gli esperti, saranno giocattoli da tempi di crisi: i più richiesti, quelli di cui da tempo si è fatto scorta sono infatti un peluche di nome Zhu Zhu, un criceto Made in China che compie piccole scorribande meccaniche (e che costa appena 8 dollari) e le nuovissime Moxie Girlz, le sorelle delle Bratz, create da Mga dopo aver perso la causa miliardaria con Mattel che l’ha privata del famoso marchio di bambole. Le Moxie vestono come le vere ragazzine, non sono glamour ma ecologiste (vanno in bici) e soprattutto costano poco: appena 10 dollari, meno di sette euro.

L’analisi economica. Ma il black friday non è atteso con ansia solo dai shopaholic, i maniaci dello shopping: anche gli economisti sono in fibrillazione. Sì, perché i dati relativi alle spese fatte venerdì, serviranno a capire come andranno le cose durante l’anno: e saranno infatti attentamente analizzati. Gli americani pagheranno cash o con carta di credito? (nel secondo caso vorrebbe dire che c’è rinnovata fiducia nel sistema bancario). E cosa compreranno? Elettronica (Apple per l’occasione farà sconti fino al 30 per cento sui suoi prodotti) abiti (e qui gli sconti possono arrivare al 70 per cento) o beni primari?

Idee regalo. Per chi cerca qualcosa di speciale, ecco qualche idea originale. Un palazzo a New York: in miniatura però. È la proposta del Queens Museum, il Museo nel quartiere di Queens che ospita un grande diorama della città. Per soli 50 dollari si può dare il proprio nome, o il nome di una persona cara, a uno dei building ancora disponibili: la spesa garantirà la manutenzione del modellino per cinque anni. Oppure la borraccia gipsy rock dei Gogol Bordello: come molte altre, anche la band di Eugene Hutz ha infatti i propri gadget regalo. Ma fedele allo spirito festaiolo della loro musica preferiscono qualcosa con cui si possa brindare. Costa 40 dollari e si trova online su gogolbordello.com. Ancora, le bambole scultura di Tim Burton. Pupazzi ispirati ai disegni del regista cult (Edward mani di forbice, Mars Attack! La sposa fantasma) che sono in mostra al Moma di New York. Affascinanti e inquietanti, costano 20 dollari nello shop del Moma. Infine un qualsiasi oggetto made in New York: si va dalle magliette griffate Brooklyn Industries (circa 25 dollari) ai gioielli I Love New York di Reyney a Staten Island (dai 10 dollari in su)

Fonte: www.repubblica.it

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