A New York chiude la Hall of Fame

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Chiude dopo soltanto un anno di vita la Rock’n’Roll Hall of Fame and Museum Annex di New York. Mandato in pensione dalla crisi economica, dal tramonto dell’appeal di questa musica che non riesce a produrre nuove convincenti star e ad adattarsi ai modelli del Terzo Millenio, tramortito dalle playstation musicali e dai talent show, si arrende il sogno della Grande Mela che era costato un investimento di 9 milioni di dollari alla casa madre di Cleveland: dove nacque 25 anni fa la Fondazione che mise in piedi un Museo, con l’ambizione di rendere immortale il genere che più di ogni altro ha inciso sul costume e sulla vita dei ragazzi della seconda metà del Novecento.

Chiude dopo soltanto un anno di vita la Rock’n’Roll Hall of Fame and Museum Annex di New York. Mandato in pensione dalla crisi economica, dal tramonto dell’appeal di questa musica che non riesce a produrre nuove convincenti star e ad adattarsi ai modelli del Terzo Millenio, tramortito dalle playstation musicali e dai talent show, si arrende il sogno della Grande Mela che era costato un investimento di 9 milioni di dollari alla casa madre di Cleveland: dove nacque 25 anni fa la Fondazione che mise in piedi un Museo, con l’ambizione di rendere immortale il genere che più di ogni altro ha inciso sul costume e sulla vita dei ragazzi della seconda metà del Novecento.

Solo a fine ottobre, si erano dati appuntamento al Madison Square Garden per le celebrazioni dell’anniversario i soliti eroi: Simon&Garfunkel, Bruce Springsteen, Sting, Stevie Wonder, B.B.King, Billy Joel, James Taylor, Crosby Stills&Nash, il venerando Jerry Lee Lewis. Nomi che hanno fatto la storia del rock ma appunto ormai simboli, di un mondo che non vede eredi nel modo di intendere la musica all’epoca di internet.  

Le porte dell’Annex, al 76 di Mercer Street, non riapriranno più dal 3 gennaio 2010, e spiegazioni non sono state date, né offerte cifre di disastri economici; tace il responsabile del progetto, Michael Cohl, ex chairman della multinazionale Live Nation, in questo momento occupato a costruire per Broadway il musical «Spider Man» e forse ansioso di tirarsi fuori dalla faccenda. L’idea è comunque di trasformare il Museo del Rock in una mostra itinerante, che giri tutto il mondo a raccontare il ruolo che New York ha avuto nello sviluppo della cultura rock e pop, portando a spasso i suoi santini: una Chevy del 1957 appartenuta a Springsteen, la corrispondenza adolescenziale fra Simon e Garfunkel, un’armonica di Bob Dylan, l’enorme vestito che David Byrne indossò durante la lavorazione del bellissimo «Stop Making Sense». Feticci di questo genere sono sparsi un po’ dappertutto negli Stati Uniti, nelle città che sono state chiave di volta della nascita della musica dei giovani: un bel po’ erano radunati negli Hard Rock Cafè, la catena che riempì il mondo e che poi fallì alcuni anni fa; nel museo del country a Nashville si contano più paia di scarpe appartenute a Willie Nelson di quante ne possedesse Imelda Marcos nell’epoca d’oro. Gli americani andavano pazzi per i loro memorabilia, ma negli ultimi anni hanno tirato il freno tutte le mostre dedicate alle varie star, e anche Graceland passa i suoi bravi momenti di crisi, le file degli adoratori di Elvis si sono andate assottigliando se non altro per questioni anagrafiche.

Stenta a farsi largo un anniversario che riscaldi l’immaginario collettivo. Questi oggetti, ancorché minimi, avrebbero senso in un mondo in possesso di memoria: ora saranno destinati a spolverare i ricordi degli ultimi curiosi sparsi ai quattro angoli del pianeta in preda all’amnesia, ansioso soprattutto di uscire dalla crisi, perdendo se è il caso ogni traccia di passato.

I responsabili della Hall of Fame newyorkese non hanno neanche voluto offrire i dati dell’affluenza in questo unico anno di apertura: la previsione era di mezzo milione di presenze l’anno, ma il silenzio fa immaginare cifre decisamente minori. L’ingresso costa 26,50 dollari, a differenza che a Cleveland, la casa madre dell’iniziativa, dove per entrare si spendono 22 dollari, e ci sono assai più generosi sconti per gli studenti e per coloro che hanno compiuto 65 anni: i maggiori frequentatori di questi luoghi della memoria. Che richiedono affetto, nostalgia, e l’aura del mito.

Fonte: www.lastampa.it

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