A Los Angeles guerra agli Hot Dog

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I più critici l’hanno già chiamato l’apartheid degli hot dog. I sostenitori, invece, spiegano che «aiuterà combattere la piaga dell’obesità». Preoccupato per il peso forma e la salute dei cittadini, il sindaco di Los Angeles ha messo al bando i fast food. Un’ordinanza che sarà approvata nei prossimi giorni, infatti, vieta la costruzione di McDonald’s, Burger King e chioschi nelle zone più povere della città. «Non è niente di nuovo» dice lo staff del sindaco. «E’ un’iniziativa simile a quella che regola la diffusione dei negozi di alcolici, o quelli di tabacchi».

I più critici l’hanno già chiamato l’apartheid degli hot dog. I sostenitori, invece, spiegano che «aiuterà combattere la piaga dell’obesità». Preoccupato per il peso forma e la salute dei cittadini, il sindaco di Los Angeles ha messo al bando i fast food. Un’ordinanza che sarà approvata nei prossimi giorni, infatti, vieta la costruzione di McDonald’s, Burger King e chioschi nelle zone più povere della città. «Non è niente di nuovo» dice lo staff del sindaco. «E’ un’iniziativa simile a quella che regola la diffusione dei negozi di alcolici, o quelli di tabacchi».

La stretta di Antonio Villaraigosa, però, segna un punto di non ritorno. E’ la prima volta, infatti, che anche il cibo viene considerato così dannoso da essere messo al bando. Il giro di vite contro i ciccioni sarà effettivo nel giro di due anni. Intanto, la città si spacca, e la costruzione di quartieri per i drogati di patatine fritte – trattati come i clienti dei motel per scambisti- inizia a stimolare la fantasia di altre amministrazioni. Il piano di Los Angeles prevede la costruzione di nuovi ristoranti low cost, con più scelta e alla portata di tutti.

I dati sembrano confermare i timori dell’amministrazione. Dalle stime ufficiali emerge che nei quartieri di South Los Angeles, West Adams, Baldwin Hills e Leimert Park, i bambini obesi sono il 30% contro il 21% del resto della città. «L’ordinanza aiuterà i cittadini ad orientarsi fra piatti diversi» sostiene Jan Perry, una delle promotrici, che si difende dalla accuse. La soluzione anti-obesità, scrive in un comunicato diffuso sul Web, non è un tentativo per forzare la popolazione, ma il primo passo per formare una cultura del cibo e del benessere. Ma come potrebbe una semplice ordinanza cambiare abitudini sedimentate per anni? La Perry spiega che così «si risponde al desiderio crescente di piccoli locali, alla diffusione delle drogherie e delle botteghe».

La svolta slow, però, verrà applicata solamente nei quartieri a basso reddito, nella zona occidentale della città. L’amministrazione nega con forza tutte le accuse di discriminazione razziale o economica, ma restano ombre su un provvedimento che, attaccano i contestatori, «tratta i poveri come i bambini, come se fossero più vulnerabili del resto della popolazione». Intanto, le catene di alimenti naturali fiutano l’affare, e preparano l’apertura dei nuovi centri. L’apartheid degli hot dog, per qualcuno, potrebbe rivelarsi soltanto un altro businnes.

Fonte: www.lastampa.it

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