A Chicago con Obama

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A Chicago fa molto freddo e tira un gelido, forte, vento che viene dal lago Michigan. Gli americani chiamano Chicago «The windy city». Natale a Chicago è meraviglioso. Già in questi giorni i bambini corrono al Christkindlmarket, il mercato dei bambini di Cristo, per vedere luminarie e giocattoli e sgranocchiare dolcetti mentre i genitori bevono, alla tedesca, Glühwein.

A Chicago fa molto freddo e tira un gelido, forte, vento che viene dal lago Michigan. Gli americani chiamano Chicago «The windy city». Natale a Chicago è meraviglioso. Già in questi giorni i bambini corrono al Christkindlmarket, il mercato dei bambini di Cristo, per vedere luminarie e giocattoli e sgranocchiare dolcetti mentre i genitori bevono, alla tedesca, Glühwein.

Gli italiani non conoscono molto Chicago, le preferiscono New York, Los Angeles, Miami. Ma Chicago è la più americana delle città americane, la più completa, la più bella. I grattacieli sono alti, forse più che a New York, il lungolago è impagabile nella sua bellezza architettonica, ci sono capolavori come la Sears Tower, 442 metri, con 108 piani. L’unico vero inconveniente di questa deliziosa metropoli è l’aeroporto, il più «incasinato» del mondo. Da questo aeroporto Barack Obama, eletto il quattro novembre scorso 44° presidente degli Stati Uniti, è partito per quattro anni, ogni lunedì mattina all’alba, per raggiungere il suo ufficio al Senato di Washington. Dicono a Chicago che Obama abbia fra i principali punti del programma la risistemazione dello scalo di Chicago.

I concittadini di Obama, nove milioni, compresi i sobborghi della città, ancora si congratulano nei bar e nei ristoranti per la vittoria di Barack. Chicago sta vivendo un momento di gloria, che durerà parecchio, come prevede Scott Turow, scrittore che vive qui e frequenta il ristorante ultrachic Spiaggia, in Michigan Avenue. Spiaggia è caro e fa parte ormai dell’itinerario degli Obama fans, turisti che arrivano a Chicago e pagano venti dollari per un giro in autobus in tutti i posti di Obama.. «Experience the city the Obamas enjoy», è scritto sulle fiancate del pullman. Quelli che arrivano ora a Chicago pensano di essere approdati al centro del mondo. Per strada pullulano i venditori di gadget , soprattutto Tshirt con la faccia di Obama.

Da Brooks Brother’s vanno a ruba, dopo anni, i vestiti grigi o marroni, a sacchetto, quelli che ama indossare «the next president».Nei club e nei ristoranti, di sera, le coppie della borghesia nera giovane e ricca, sembrano tanti Obama e Michelle. Mangiano all’italiana, spaghetti e verdure, bevono acqua minerale o coca cola light, e solo in rare occasioni un bicchiere di vino bianco. Chicago è impregnata di obamamania.

Da Spiaggia un signore molto elegante seduto accanto al proprietario Tony Mantuano dice: «Siamo felici noi di Chicago, abbiamo il Presidente, la First Lady, i turisti, nel 2016 avremo anche le Olimpiadi, questa è già la città del nuovo ottimismo americano». Parole vere. Non si sono mai visti grandi magazzini pieni sotto Natale come a Chicago, nei club del jazz si beve champagne a fiumi, i teatri sono tutti prenotati.

Alla Grand Central, un ragazzo bianco col saxofono suona Chicago, la vecchia canzone di Frank Sinatra: «Chicago, Chicago, that toddling town», Chicago Chicago, la città barcollante ,oggi ebbra di felicità e forse l’unica al mondo ad essere in questo stato. Thank you Obama.

Fonte: www.panorama.it

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