5 laghi di sale attorno al Mediterraneo

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Prezioso come l’oro, il sale crea paesaggi sospesi, dall’ecosistema unico. Sparsi per il Mediterraneo, troviamo numerosi luoghi dedicati, nel tempo, all’estrazione di questa risorsa preziosa che si sono trasformati in luoghi unici che punteggiano con i colori più insoliti la terra, regalando visioni di altri mondi. Ecco 5 dei nostri preferiti.

È l’inconfondibile panorama della Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco ©Stefano_Valeri/Shutterstock

Saline di Trapani e Paceco, Italia

Un panorama lunare, scandito da piramidi candide e luccicanti e bassi argini erbosi. C’è sempre qualcuno all’opera tra gli specchi d’acqua increspati dal vento, lo stesso vento che muove le pale dei mulini utilizzati da tempo immemore per macinare il sale e pompare l’acqua da un bacino all’altro. È l’inconfondibile panorama della Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco, adagiata lungo la strada costiera che conduce a Marsala. Qui tutto ruota intorno al mare da generazioni; la gente del posto vive di pesca, raccolta di coralli e produzione del sale (a differenza di altre saline protette, infatti, questa è tuttora attiva) e anche flora e fauna hanno imparato ad adattarsi a questo elemento piuttosto ostile alla vita. Arbusti e piante grasse crescono nell’area senza apparentemente risentirne; quanto agli animali, la zona è un paradiso del birdwatching: quante specie sarete in grado di avvistare e distinguere fra le oltre 200 che nidificano nelle saline o vi transitano durante le migrazioni?

Per saperne di più sulla secolare industria del sale visitate il Museo di Nubia, ricavato all’interno di un baglio, un vecchio stabilimento per la lavorazione del sale. Espone macine, reti, pale di mulino e altri strumenti d’epoca.

La Mina Nieves di Cardona, in Catalogna, è una delle maggiori miniere di sale potassico al mondo ©karnavalfoto

Muntanya de sal, Spagna

Un’intera montagna fatta di sale: oltre 50 milioni di tonnellate, ancora per buona parte al loro posto malgrado uno sfruttamento durato secoli (dicevano i romani: “più se ne scava, e più ce n’è!”). La Mina Nieves di Cardona, in Catalogna, è una delle maggiori miniere di sale potassico al mondo, e visitarla è un’esperienza singolare, che davvero riporta il viaggiatore indietro nel tempo.
Oggi che l’attività estrattiva è stata abbandonata, tutto il comprensorio
è stato riconvertito nel Parc Cultural de la Muntanya de Sal, un luogo a metà tra esplorazione naturalistica, cultura e divertimento destinato a tutta la famiglia. Il parco attrezzato per picnic e giochi all’aperto (da
non perdere, per gli appassionati, i percorsi in mountain bike), il museo e la mostra fotografica, gli stabilimenti in cui avveniva la lavorazione del sale meritano tutti una visita. Il momento più spettacolare lo vivrete scendendo, muniti di casco, nelle viscere della terra, tra le gallerie ormai in disuso. I lavori di estrazione si sono spinti fino a 1308 metri sotto il livello del suolo: voi vi fermerete a circa -86, tra stalattiti, stalagmiti e depositi di minerali dai colori cangianti, che fanno pensare a spettrali cattedrali di ghiaccio.

La cittadina medievale di Cardona, situata a poca distanza dalle miniere, merita anch’essa una visita. Di particolare interesse il castello e le numerose chiese gotiche e romaniche (non mancate
di visitare il portico dell’Església de 
Sant Vincenç, con le volte ricoperte di affreschi). Se possibile, è bene organizzare la gita in giugno, in concomitanza con la pittoresca e affollata Festa del Sale.

Depressione
di Qattara, Egitto

Persino i beduini esitano ad attraversare la Depressione di Qattara, una distesa di laghi di sale, dirupi e dune nel deserto egiziano, popolata da ghepardi e gazzelle ma ostile a ogni insediamento umano. Orlata a ovest da una scarpata rocciosa di 200 metri d’altezza, composta per lo più da ammassi di conchiglie fossili, la Depressione scende gradualmente fino a 133 metri sotto il livello del mare. Le precipitazioni sono quasi inesistenti, e quando cade un piovasco passeggero la crosta salina che ricopre il terreno si trasforma rapidamente in una distesa di pozze e laghi fangosi. Le rare oasi sono anch’esse disabitate: è davvero un ambiente estremo, in cui uomini e animali vagano immersi nel fech fech, la polvere del deserto, una nebbia impalpabile di argilla e calcare che si solleva al minimo soffio di vento. Chi ama l’avventura dovrebbe programmare, prima o poi, un viaggio in questo scenario
 di contrasti violenti, tra piste di sabbia dorata, concrezioni candide
o coloratissime, i palmizi e le canne di palude di Moghra e le dune nere a sud-ovest. Cercate un tour operator specializzato che organizzi escursioni con pernottamento: ne vale la pena, e la spesa.

Il film del 2002 El Alamein – La linea del fuoco è ambientato nella Depressione e ne mostra l’importanza strategica durante la seconda guerra mondiale.

Il grande lago salato di Larnaka, Cipro © Zinaida Shubina

Lago salato di Larnaka, Cipro

Un velo di calore ristagna per tutta l’estate sul grande lago salato di Larnaka, più propriamente una rete di quattro laghi, tre dei quali collegati tra loro. Siamo sulla costa meridionale di Cipro, in una delle zone umide più affascinanti del Mediterraneo. Quando fa caldo le acque, profonde in certi punti solo 30 cm, evaporano lasciando i cristalli di sale a luccicare al sole: se visiterete i laghi in questo periodo, potrete provare la straniante sensazione di camminare su una rete di sentieri tracciati sulla crosta, circondati da stormi di uccelli. Ci troviamo nel bel mezzo delle rotte migratorie nord-sud, e la superficie dei laghi rappresenta un punto di sosta per milioni di uccelli ogni anno. Gru, rigogoli, rondini, cuculi dal ciuffo, falchi della regina e altri rapaci sono ospiti regolari, anche se la fama di Larnaka si deve soprattutto ai fenicotteri, che svernano tra le pozze di acqua salmastra nutrendosi di gamberetti.

Nelle vicinanze di Larnaka c’è uno dei luoghi sacri più venerati dell’Islam: Hala Sultan Tekke, la svettante moschea costruita nel luogo in cui morì Humm Haram, figura molto vicina al profeta Maometto (secondo alcune fonti, sua zia).

Laguna di Missolúngi, Grecia

La vastissima laguna di Missolúngi, sul delta del fiume Aspropótamo nella parte nord del Golfo di Patrasso, è piuttosto trascurata dalle rotte turistiche: se deciderete di fare tappa qui, avrete il raro privilegio di immergervi in uno scenario, e in ritmi di vita, che sembrano appartenere a un’altra epoca. Disseminata di mucchi di sale grezzo e di strane case di legno sospese sull’acqua come palafitte, da cui si pescano con facilità cefali e altri pesci di laguna, Missolúngi vi stupirà per l’ospitalità e la sapienza antica della sua gente, che da secoli trae dal mare il proprio sostentamento. Ancora oggi, malgrado il gran numero di allevamenti ittici, prosegue la tradizione della pesca notturna alla luce delle lampade, a bordo di barche sottili dipinte a colori vivaci. Un posto fuori dal tempo, ma con una storia importante: fu a Missolúngi che il poeta inglese George Byron, stremato dalle febbri e deluso dalle sorti della guerra contro i turchi, morì nel 1824. La sua scomparsa destò una vasta eco in Europa e contribuì a rafforzare le simpatie internazionali per la causa dell’indipendenza greca dall’Impero Ottomano. Si presume che il cuore del poeta sia sepolto qui, nel monumentale Giardino degli Eroi (Héroon in greco).

Tra una passeggiata e un momento di meditazione sulle tracce di Lord Byron, non trascurate la speciale cucina del luogo, a base di anguille, molluschi e uova di pesce.

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