11 cose da fare in Romagna, senza neanche vedere il mare

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Castelli, feste, laghi e storie da raccontare. Lasciandosi il mare alle spalle la Romagna è una sorpresa per chi si avventura nell’entroterra

A dire Romagna le immagini che vengono alla mente sono facili e immediate: spiaggia, ombrelloni, discoteche e piadinari. Tutto vero, ma incompleto. C’è un pezzo di Romagna che nell’immaginario collettivo trova posto con più difficoltà del divertimentificio della costa e che invece riserva delle sorprese.

Anche per chi è fedele al ritornello «stessa spiaggia, stesso mare» non è difficile voltare le spalle al mare, in senso letterale, non metaforico, e andare a vedere cosa c’è poco più in là.

A Rimini basta un giro nel centro storico con il ponte di Tiberio, Castel Sismondo e il rinnovato cinema Fulgor felliniano. A Cesenatico c’è il porto canale Leonardesco, le saline a Cervia. Ravenna è patrimonio dell’Umanità con i suoi mosaici. Ci sono però anche gioielli più nascosti da scoprire e almeno 11 cose da fare senza toccare la sabbia o tuffarsi in mare. Sfogliateli nella gallery sopra

CHE ESPERIENZA CON CARONTE
Il traghettatore degli Inferi ha una succursale in Romagna sul lago che si è formato con la costruzione della diga di Ridracoli. È la guida dedicata di uno speciale giro in barca per massimo otto persone. Il tema non c’è. È la conversazione che crea il percorso e porta a scoprire il lago e se stessi. Il costo è di trenta euro e si può unire alle altre attività: la mountain bike, la canoa, il trekking nei boschi (una faggeta vetusta patrimonio Unesco nel parco delle foreste casentinesi). Sulla diga viene organizzata anche una cena speciale.

A PRANZO A CASA ARTUSI
La serata speciale è quella di domenica 4 agosto con la Notte Bianca del cibo italiano, giornata in onore di Pellegrino Artusi, padre della cucina tricolore, ma a Forlimpopoli Casa Artusi è sempre aperta. C’è il ristorante di Casa Artusi, ma ci sono anche i corsi per imparare a cucinare (la piada e non solo) da chi ha raccolto la tradizione di colui che ha codificato la tavola italiana nel libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene con le ricette che gli arrivava da ogni parte del neonato Regno d’Italia.

VEDERE UNO SPETTACOLO FRA LE BALLE DI FIENO
A Cotignola ogni estate nasce un’arena di balle di fieno. Sei notti di festa e di spettacoli a metà luglio. Attorno al palco principale un percorso di opere d’arte di terra e di fiume create appositamente per la campagna cotignolese e ispirate dalle sue suggestioni. Gli spettacoli vanno dal teatro all’opera passando per incontri e conversazioni. Il contributo per l’ingresso all’Arena è di 5 euro.

GRADARA E I CASTELLI
La Romagna è terra di castelli e di fortezze perché era un territorio esposto agli attacchi nel Medioevo e fino al Rinascimento. I Malatesta costruirono rocche e fortificazioni a custodia di tutte le valli. A San Leo fu prigioniero Cagliostro, Gradara ospitò l’amore dantesco di Paolo e Francesca, c’è la Rocca Malatestiana a Montefiore Conca e quella del Sasso a Verucchio. Il Castello di Meleto a Saludecio è quello da cui meglio si vede il mare, nel caso si sentisse nostalgia.

INCONTRARE I PIPISTRELLI ALLE GROTTE DI ONFERNO
In Romagna ci sono 6000 pipistrelli di sei specie diverse, abitano nelle grotte di Onferno a Gemmano sulle colline di Rimini. Sono state scoperte un secolo fa e sono state scavate nei millenni da un fiumiciattolo sotterraneo. Il nome Onferno è variante di Inferno. Si visitano con una guida e per arrivare si scende nel bosco attraverso un sentiero esterno che porta a un canyon sotterraneo.

LA FESTA DELL’OSPITALITÀ A BERTINORO
Nel 1200 a Bertinoro, il balcone di Romagna perché da quest’altura sulle prime colline forlivesi si vedono il mare e tutta la campagna, venne eretta la Colonna delle Anella, monumento all’ospitalità, aveva tante anelle quante erano le famiglie del tempo. Il forestiero che arrivava in paese attaccava a uno di questi il proprio cavallo e diventava ospite della famiglia corrispondente. L’usanza esiste ancora la prima settimana di settembre. Le famiglie bertinoresi appendono ad un’anella una busta con il proprio nome. Gli ospiti ufficiali, designati da un comitato, vengono chiamati a staccare una busta dalla colonna e per tutta la giornata sono ospiti della famiglia corrispondente.

IL PALIO DEL DAINO A MONDAINO
Un tuffo nel medioevo si fa anche a Mondaino nella settimana centrale di agosto. I festeggiamenti ricordano il giorno in cui qui, sulle colline alle spalle di Rimini e Riccione si incontrarono Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta. Per quattro giorni le Contrade (Borgo, Castello, Contado e Montebello, si sfidano nei giochi e gestiscono le taverne locali. Al centro di tutto c’è la rocca, una delle tante della linea difensiva della Signoria malatestiana, con 13 torrioni di cui proprio Federico da Montefeltro disse: «luogo forte et importante, che a nessun patto può essere conquistato».

NELLE GROTTE DI SANTARCANGELO
È anche questo un borgo medievale, ma per scoprirlo fino in fondo bisogna scendere nelle grotte. Sono 150 e stanno nella parte orientale del colle Giove. Le prime erano luoghi di culto, molte altre servino per conservate cibo e vino. Sono 300 i granai scavati nell’arenaria e nell’argilla del colle. Si entra solo accompagnati, ma, senza accompagnamento, nelle grotte si può mangiare. All’interno di Palazzo Nadiani, alla Sangiovesa: luogo di cultura e tradizione culinaria della Romagna più vera. Dai sotterranei del palazzo sono state ricostruite le centenarie cantine e le profonde grotte per diventare un tempio della cucina romagnola.

LA PIADINA OVUNQUE
Se è vero che ci sono templi della cucina romagnola vicino e lontano dal mare, è altrettanto vero che basta un chiosco per sentire il sapore della Romagna che è quello della piadina. Sarebbe meglio dire delle piadine perché non ce ne è una uguale all’altra. Ogni casa ha la sua ricetta, ogni zona la sua peculiarità: alta nel ravennate (provate i chioschi di Godo, sì il paese si chiama così), sottile a Rimini e Riccione (Da Romano in viale Gramsci per gli intenditori che si vogliono avvicinare al mare). Dal 19 al 21 luglio, Piadiniamo la celebra a Savignano sul Rubicone con un percorso cittadino attraverso la tradizione romagnola.

IL PRIMO CAVALLINO RAMPANTE
Non è un errore geografico, non è l’Emilia spostata in Romagna. Il cavallino rampante, il primo, è nato qui e poi è stato donato a Enzo Ferrari che ne ha fatto il marchio più riconoscibile al mondo. Era sull’aereo di uno dei più famosi pionieri dell’aviazione italiana, Francesco Baracca che ha un museo dedicato nella sua Lugo. «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna» disse la madre di Baracca e il Drake lo fece raccontando poi: «Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena».

L’IMPUTATO SI ALZI
Ogni 10 agosto, la data della morte del padre di Giovanni Pascoli, Ruggero, a Sanmauro Pascoli c’è un processo in cui potete diventare giuria popolare. L’imputato del 2019 alla Torre Pascoliana è Niccolò Machiavelli a 550 anni dalla nascita. Sul banco degli imputati sono finiti Giulio Cesare, che non lontano da qui passò il Rubicone, e molti altri. L’anno scorso è stata assolta la Rivoluzione Russa.

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