Logo
Generic 125x125

California Beat

250x250 City
Sanfrancisco

Se mai una città potrà essere dichiarata la patria del movimento nomade e vagabondo della beat generation, quella è San Francisco. Nonostante New York sia considerata il luogo di nascita dei Beat, è sotto il sole californiano che la generazione di scrittori, poeti, artisti è giunta alla sua maturità, mettendo le basi per quella che sarà poi la Summer of Love, cuore della cultura Hippie. Un viaggio in California può diventare così un'avventura sulle tracce di questi movimenti, che hanno segnato profondamente l'immaginario degli Stati Uniti e del mondo intero.
 
Big Sur. "Non è una località, ma un luogo dell'anima". Questo ama ripetere chi c'è stato, anche se non è propriamente esatto: Big Sur esiste, ma non è una città, un'insegna, qualcosa di riconoscibile. È un tratto di costa selvaggio, attraversato dalla Highway 1, amato dai beat come luogo di ritrovo spirituale, di meditazione, di solitudine creativa. Non a caso uno dei romanzi di Kerouac è ambientato proprio qui, e da questa località prende il nome. Racconta i periodi trascorsi nella capanna di proprietà di Lawrence Ferlinghetti (editore dei poeti beat e poeta lui stesso). Ancora oggi nulla di questo tratto di costa fa pensare alle due città che collega, Los Angeles e San Francisco. Duecento chilometri di strada affascinanti a tal punto da tenere i viaggiatori inchiodati per ore, a volte per giorni, inseguendo dietro ogni curva un diverso scorcio dell'oceano incorniciato da montagne e promontori.
 
San Francisco. Percorrendo la Highway 1 verso nord, si arriva fino a San Francisco, la città che ha raccolto lo spirito di una generazione e lo ha traghettato verso il movimento hippie degli anni Sessanta. Il fulcro della rivoluzione culturale è ancora lì, al 261 della Columbus Avenue, nel cuore del quartiere italiano di North Beach. A quell'indirizzo troverete la City Light Bookstore, la libreria e casa editrice indipendente creata da Lawrence Ferlinghetti, nota anche e soprattutto per aver pubblicato il contestatissimo poema di Allen Ginsberg, L'Urlo. Dentro si respira ancora l'aria di una volta, tra scaffali fitti di volumi, le scale che portano allo storico mezzanino, la "stanza della poesia" al secondo piano, le pareti tappezzate di foto e memorabilia. 

Se invece di ammirarli soltanto volete portarvi a casa un pezzo della storia di Kerouac, Ginsberg e compagnia, non perdetevi il Beat Museum, al 540 della Broadway. A pochi passi dalla libreria di Ferlinghetti, un piccolo ma notevole museo con annesso negozio, dove si possono acquistare prime edizioni autografate, fotografie d'epoca, cartoline, poster e altri ricordi, per ogni fascia di prezzo: si va dai pochi dollari per i libri usati a svariate centinaia per i pezzi unici da collezionisti. Ancora non basta? Tornate alla City Light e acquistate una copia di "The Beat generation in San Francisco. A literary tour", che vi porterà sulle tracce degli artisti di quell'epoca in un serie di percorsi che si snodano tra la stessa North Beach, Russian Hill, Mission, e poi oltre il Golden Gate, a Sausalito e St. Quentin.

Dove nacque l'estate dell'amore. Una menzione a parte, all'interno di San Francisco, merita il distretto di Haight-Ashbury, contrassegnato dall'incrocio delle due strade da cui prende il nome. Il quartiere è noto per essere stato il punto di partenza del movimento hippie, che moltissimo deve agli influssi della cultura beat. All'inizio degli anni Sessanta sempre più persone iniziavano a trasferirsi a San Francisco, attratte dal clima di fervore e libertà che permeava la città. Il quartiere di Haight-Ashbury, poco popolato e molto economico, divenne un polo di attrazione notevole, diventando il fulcro di un nuovo stile di vita. Stile di vita che iniziò ad attrarre anche gli studenti, che nella primavera del 1967 confluirono in massa nella zona. Le autorità locali si preoccupavano del clima di "amore libero", droghe e rock'n'roll, e i media iniziarono a dare sempre più risalto al fenomeno, ripreso poi anche a livello nazionale: nasceva la coscienza, negli Stati Uniti, dell'affermarsi del movimento hippie. La risposta del consiglio di quartiere fu di formare il "Council of the Summer of Love". In un pugno di mesi (a ottobre l'estate dell'amore celebrò il suo funerale) il piccolo quartiere di San Francisco si fece portavoce di una rivoluzione che sarebbe arrivata in tutto il mondo occidentale.
 
Per respirare ancora quell'atmosfera, anche se un po' appannata, basta camminare per le strade della zona. Le "painted ladies" (le case vittoriane di San Francisco) qui sono più variopinte. I negozi sono piccoli business indipendenti. L'ambiente è bohemienne e radicale, le boutique di articoli etnici e abiti di seconda mano si alternano a ristorantini, bar, librerie e negozi di strumenti musicali. Sempre tenendo in mente i versi della canzone di Scott McKenzie che nel 1967 divenne l'inno del quartiere: "If you're going to San Francisco be sure to wear some flowers in your hair. If you're going to San Francisco, you're gonna meet some gentle peolple there" (Se andate a San Francisco, assicuratevi di mettere dei fiori fra i capelli. Se andate a San Francisco, sappiate che lì incontrerete persone gentili)
 
Route 66. l'ultimo tratto della "Mother Road" è il coronamento di un sogno, è l'avvicinarsi alle spiagge dorate e al clima mite di Los Angeles lasciandosi alle spalle il deserto. La mitica strada che divideva gli Stati Uniti in due, portando dal freddo di Chicago al sole della California ormai non esiste più, almeno non sulle mappe. Ma sono molti i tratti della strada storica ancora conservati, che si possono seguire con l'ausilio di carte che conservano ancora il percorso originario (si pososno anche acquistare on line, dal sito Historic 66. Il percorso della Route 66 è rigorosamente in direzione di Santa Monica: nonostante la strada sia percorribile da Chicago a Los Angeles e viceversa, nessuno sembra mai aver preso in considerazione la seconda opzione: tanto che a Santa Monica, all'inizio del molo con la ruota panoramica, è ben visibile un cartello con scritto "Route 66. Fine del percorso".

Il tratto di strada a due corsie che dall'Arizona entra in California è un vero viaggio nel tempo. Il primo tratto attraversa il deserto del Mojave, punteggiato da edifici semidemoliti e vere e proprie città fantasma. Per una sosta ci si può fermare a Barstow, città di viaggiatori che conta un'altissima concentrazione di motel: impossibile non trovare una stanza. In più, al 681 North First Avenue, potrete visitare anche un museo dedicato alla Route 66. E così via, passando per San Bernardino, Pomona, Pasadena, in un susseguirsi di distributori abbandonati, vecchi diner in disuso, insegne corrose dal tempo. Uno scenario diverso da quello che incontravano Jack Kerouac e compagnia,  oggi ormai ridotto a una suggestiva strada fantasma ricca di ricordi. Sicuramente un percorso più lento e faticoso delle grandi interstatali, ma che riesce a dare un senso unico anche al viaggio.
 
Los Angeles. Dopo New York e San Francisco, il terzo luogo cult dei beatnik è Venice Beach, a Los Angeles. Un luogo che ancora oggi è poco raccomandabile dopo il tramonto, ma che di giorno offre alla folla incuriosita uno spaccato variopinto e rutilante dell'umanità più varia. Verso la fine degli anni Cinquanta una consistente comunità beatnik si era stabilita qui, tra di loro un gran numero di poeti e scrittori, che hanno avuto però una visibilità decisamente inferiore rispetto ai "cugini" del Village o di North Beach. Tra graffiti autenticamente artistici su ogni palazzo, santoni avvolti da serpenti, suonatori di strada, cartomanti, negozi dove ci si può far prescrivere marijuana a scopo terapeutico, Venice Beach ha perso ben poco del suo aspetto scapigliato e bohemienne, ed è tutt'oggi un quartiere amato da attori indipendenti, artisti e performer alternativi e cantanti rock. A patto di non farsi travolgere da ragazzi - e non solo - che sfrecciano su skateboard o pattini a rotelle sul lungomare.

Fonte articolo originale


 Cerca un hotel per questa destinazione



Hotels.com_500x500_IT- sales-
© 09/09/2004 - Rolando Davide Alcuni articoli sono stati tratti da altri siti, il © resta del relativo autore Website Design By : Eyrieteck