Guadalupa

Guadalupa

Un arcipelago coperto da una vegetazione ricchissima: foreste di mangrovie, lagune trasparenti, cascate impetuose, spiagge candide. E raffinate maison d'hôtes ricavate da piantagioni d'epoca coloniale. Un viaggio di relax e avventura da organizzare ora per assistere, fino ad aprile, alle migrazioni delle balene e ammirare "la danza delle megattere".

Gli occhi incollati alle onde – pronti a intercettare la coda di un capodoglio, la silhouette di un delfino o le pinne di una megattera – il binocolo a portata di mano, le orecchie tese per cogliere il canto d'amore delle balene. Bouillante, costa ovest di Basse-Terre, un giorno di mezz'inverno. Comincia così una delle più appassionanti avventure che si possono vivere nell'arcipelago della Guadalupa nelle Antille francesi. Qui, nel tratto di mare che circonda l'isolotto di Pigeon, protetto dalla Riserva Naturale Cousteau, tra novembre e aprile le balene gobbe, i grandi capidogli e i delfini cominciano la loro migrazione dal Mar dei Caraibi verso acque più fredde. «Con un po' di fortuna», spiega Philippe Sahagian di Évasion Tropicale, associazione che studia e protegge cetacei e tartarughe marine, e organizza escursioni di whalewatching a bordo di un veliero, «si possono vedere le megattere danzare».

Le isole della Guadalupa sono una sintesi della potenza della natura: acque dove vivono e si riproducono i giganti del mare, lagune cristalline dai colorati fondali, spiagge bordate da palme con la sabbia che vira dal nero al bianco passando per l'oro e l'ocra, montagne che s'impennano in vulcani e si spaccano per accogliere impetuose cascate, una vegetazione impenetrabile e antica, coste dove la terra abbraccia il mare dissipandosi in mangrovie rosse, bianche e grigie. Una natura sontuosa e invadente che si respira in pieno all'Habitation Massieux, maison d'hôtes ricavata da un antico zuccherificio. Alle spalle di Bouillante, a qualche chilometro dal mare e nascosta dalla vegetazione tropicale, la proprietà un tempo contava la casa padronale, il mulino e la fabbrica circondati dalle piantagioni di canna da zucchero. Oggi i nuovi proprietari, Monique e François Fauchille du Lys, hanno trasformato la casa in un hotel di charme con tre camere dagli arredi colorati dal gusto un po' rétro e un grande salone pieno di libri e oggetti che ricordano la storia dell'isola. Poco distante, un ecolodge circondato da un vasto parco, dove crescono 400 palme di differenti varietà, orchidee e imponenti alberi di flamboyant, che può ospitare fino a sei persone. Per farsi un'idea di com'era la vita ai tempi delle piantagioni coloniali merita una visita La Grivelière (tel. 00590.590986306), un tempo regno della produzione di caffè, oggi diventata un ecomuseo dedicato alle abitazioni creole. Nel cuore del vallone della Grande Rivière, è un autentico villaggio agricolo del Settecento: un grande edificio in legno con i magazzini per lo stoccaggio di caffè e cacao, le scuderie, la casa padronale e quelle degli schiavi. Tutt'intorno, 90 ettari di campi coltivati. All'interno dell'ecomuseo una table d'hôtes offre piatti tradizionali della cucina dell'epoca preparati con verdura, frutta, legumi e spezie prodotte nella piantagione. La Grivelière è nel cuore del Parco Nazionale della Guadalupa, creato per proteggere una delle più belle foreste delle Piccole Antille e dal 1992 Riserva della Biosfera Unesco. Copre il 40 per cento del territorio di Basse-Terre, è attraversato da 300 chilometri di sentieri, ed è popolato da 300 specie di alberi e arbusti, 270 tipi di felci, un centinaio di differenti qualità di orchidee, 38 di uccelli (tra cui il raro picchio nero delle Antille) e 17 di mammiferi. Spettacolare la Cascade aux Écrevisses, che scivola in mezzo alla foresta tra le due grandi Mammelle, i coni spenti di un vecchio vulcano. È ancora attivo invece La Soufrière (1467 m), che sputa dalle crepe della sommità aliti di fumo solforoso e bollente, ma che si lascia attraversare i fianchi da una fitta rete di sentieri percorsi da trekker che si spingono fino alla cima per ammirare lo spettacolo delle fumarole. La Route de la Traversée, che corre nel Parco Nazionale, punta dritta verso le Rivière Salée, un braccio di mare stretto e tortuoso che separa Basse-Terre da Grande-Terre, le due isole così vicine da sembrare una sola, che sono le più grandi dell'arcipelago. Qui la Guadalupa rivela la sua insolita forma: due gigantesche ali che disegnano una farfalla spezzata. Proprio in mezzo, un'altra piccola meraviglia naturale, la Riserva del Grand Cul de Sac: una confusione di foreste, mangrovie, paludi d'acqua dolce, umide praterie e barriere coralline aggredite dalla vegetazione sottomarina. Poco più in là, la cittadina di Pointe-à-Pitre mescola architetture coloniali a moderni palazzi, lo scalo che accoglie le navi da crociera a La Darse, la parte più interna del vecchio porto dove si tiene ancora il grande mercato pubblico: a terra i banchi offrono frutta, verdura, spezie, fiori e abiti dai vivaci colori dei Tropici, mentre a mare, i pescherecci allineati lungo il molo, mettono in mostra il pescato del giorno.

Alle spalle di Pointe-à-Pitre, Grande-Terre è un parco in fiore: le Jardin Botanique di Villers – che custodiscono un migliaio di piante e fiori tropicali – è uno dei più belli dei Caraibi. Sulla costa, la Plage de Sainte-Anne è uno dei lidi chic e mondani dell'arcipelago. Proseguendo lungo la costa meridionale, oltre Sainte-Anne, si raggiunge l'ex villaggio di pescatori di Saint-François, oggi attrezzato porto turistico da dove partono le barche dirette verso le altre isole dell'arcipelago. Dopo una trentina di miglia si sbarca a Marie-Galante. Dalla forma simile alla luna piena, vanta splendide spiagge. Come Anse de Mays, una falce di arena candida abbracciata e quasi nascosta da palme e coccoloba dove il mare turchese si allunga in onde tranquille. Sulla costa atlantica il piccolo borgo di pescatori di Capesterre fa invece da spartiacque tra due spiagge che sono una l'alter ego dell'altra. Da un lato Plage de la Feuillère, affollata, attrezzata con ombrelloni e lettini e centri diving che organizzano immersioni per vedere le tartarughe, dall'altra Anse Feuillard, un chilometro di sabbia ocra protetta dalla barriera corallina, mangiata da una vegetazione fitta e bassa, spezzata da banchi di rocce. Non mancano i ristorantini sulla spiaggia, come l'Aux Plaisirs des Marins: tavoli pieds dans l'eau dove domina il pesce cucinato alla creola. Un viaggio tra i sapori che continua nelle vicine Les Saintes, nove isolette di cui due soltanto abitate. Terre-de-Haut, la principale, gioca con i colori puri: il nero delle rocce vulcaniche, il verde cupo della vegetazione, il vermiglio dei fiori di flamboyant. Da non perdere, nel suo porto, con tanto di terrazza sulle onde, i piatti di mare del ristorante Le Triangle. Si va dalla fricassea di calamari e lambi, mollusco locale dalla conchiglia rosa, al purè di christophines (frutto tropicale simile a una grande pera) e banane.

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© 09/09/2004 - Rolando Davide Alcuni articoli sono stati tratti da altri siti, il © resta del relativo autore Website Design By : Eyrieteck