Caraibi: tutte le isole

Caraibi

Sempre più richieste. Perché politicamente sicure e con clima ideale se si prenota nei mesi senza uragani. Ma come scegliere? Ecco una mappa per orientarsi.

Con le classifiche dei resort migliori per posizione, qualità, prezzo e servizi
Il revival nell’aria è quello dei Caraibi. E per ragioni precise. In un periodo in cui il terrorismo frena la voglia di viaggiare, queste isole, lontane dalle aree calde del mondo e socialmente sicure, incarnano la fuga perfetta dalla routine, regalando magnifiche parentesi d’estate quando in Europa il clima fa rabbrividire.

Sicuri dal terrorismo, ma anche dagli uragani: sono a rischio fra l’estate e il primo autunno, poi vivono la loro stagione d’oro con clima caldo e secco, rinfrescato dagli alisei. Una riscoperta, quella dei Caraibi, che non conosceva precedenti fin dai tempi in cui il miliardario americano Rockefeller apriva fantastici hotel per ospitare gli amici, e Margaret d’Inghilterra riempiva le cronache mondane con le sue fughe a Mustique.

Ma ora le isole caraibiche non sono più appannaggio solo di miliardari e noblesse. E se d’inverno, soprattutto a Natale, i prezzi di voli e alberghi sono quelli dell’altissima stagione, a conti fatti, questa parentesi esotica non costa più di una vacanza d’agosto nelle spiagge italiane trendy. Inoltre da aprile a novembre le tariffe degli alberghi si dimezzano. La scelta vastissima di resort spazia dagli hotel extralusso ai piccoli alberghi d’atmosfera per chi desidera una vacanza nell’eden ma con un occhio al portafoglio.

Ed è questa la linea seguita dalla rivista Dove nella sua classifica degli alberghi: i primi top ten in assoluto, poi altri 20 a pari merito per qualità e prezzo, con costi abbordabili. Più la segnalazione di piccoli hotel semplici nelle isole remote, ma con i comfort indispensabili. Un’infinita rete di collegamenti avvicina gli arcipelaghi all’Italia, sia con voli di linea, sia con charter che spesso fanno risparmiare molte ore di viaggio. La classifica di Dove prende in considerazione anche le caratteristiche delle isole. Se tutte sono perfette per una fuga al sole, i Caraibi non sono affatto un arcipelago omogeneo: su un arco di quasi 2500 chilometri a cavallo del Tropico del Cancro, emerge un’infinità di isole diversissime fra loro.

Un puzzle di spiagge da manuale come Antigua, Anguilla, Tobago, St. John e Turks & Caicos, e di foreste come Dominica e Grenada in cui si avverte l’alito della vicina Amazzonia. Di isole in cui la notte è sempre giovane, come St-Barth, Barbados e Giamaica, o remotissime, come Cayo Levisa, Anegada e Barbuda, per un piacevole naufragio a tempo ma con ritorno programmato. Poi le isole per i golfisti, che si misurano su stupendi percorsi fra palme e oceano.

TURKS & CAICOS - Quaranta isolette, solo otto abitate, affacciate sul mare trasparente protetto dalla barriera per 230 miglia. Un paradiso, ma dai giorni contati, perché nelle mire delle grandi immobiliari. Bisogna fare in fretta per godersi uno degli ultimi angoli di Caribe scampati alla regia hollywoodiana del turismo. Come l’isoletta di Pine Cay, bandita alle auto ma non alle barche che vi approdano ogni giorno dall’isola madre Providenciales: si nuota nel mare più bello del mondo, si passeggia sulla spiaggia bianca e quasi deserta, lunga 3 km. A poche miglia l’isola-resort di Parrot Cay con la spiaggia privata arredata come un salotto. North- Caicos è un’isola rustica senza alberghi esclusivi, ma con la buona cucina creola di Pelican Beach (tel. 001.649.94.67.112), il Flamingo Pond, laguna popolata di fenicotteri, e la spettacolare Horse Stable Beach, che si raggiunge attraverso foreste di casuarine e cactus. Basta un giorno per Gran Turk, il sonnolento capoluogo, con le case ottocentesche di Cockburn Town. E Salt Cay, l’isola delle saline, con la bellissima spiaggia di 4 km e i piatti creoli serviti in riva al mare della Windmills Plantation (tel. 001.203.60.20300). Si va a Providenciales per immergersi al largo di Grace Bay, la spiaggia più bella, e cenare a lume di candela sulla terrazza del Caicos Café (tel. 001.649.94.65.278) o all’Anacaona, raffinato ristorante dell’hotel Grace Bay (tel. 001.649.94.65.050).

ISOLE VERGINI AMERICANE, ST. JOHN - Isola parco, selvaggia e senza aeroporto (si arriva in ferry da St. Thomas), coperta di palme e mangrovie, è rigorosamente protetta per due terzi. Negli anni Cinquanta, il miliardario filantropo Laurance Rockefeller donò centinaia di ettari al National Park Service e costruì il mitico hotel Caneel Bay, su sette delle 35 spiagge candide sul mare turchese. Come l’infinita Maho Bay, e Trunk Bay sulla costa nord, una delle dieci più belle al mondo per la National Geographic Society. Da annotare sul carnet de voyage le spiagge meridionali di Drunk Bay e Reef Bay. Sotto due tamarindi, a Hansen Bay, il chiosco Vie’s Snack Shack prepara frittelle di conch, succulenta conchiglia rosa. Il mercoledì sera si va al Lime Inn della capitale Cruz Bay, poco più di un paese, per la consueta abbuffata di scampi.

ANGUILLA - Fino agli anni Sessanta non c’erano luce e telefono, e fino agli Ottanta un’unica strada attraversava l’isola. Ancora oggi esiste solo qualche localino sulla sabbia come Johnno’s (calypso e aragoste fresche), o la Pumphouse a Sandy Ground da cui partono le barche per Sandy Island, isola francobollo dalle spiagge di borotalco. Un understatement apprezzato dai personaggi che frequentano Anguilla, dalla regina Elisabetta a Robert De Niro. Le 33 spiagge sono le più spettacolari del Caribe, la più bella è Rendezvous Bay, mezzaluna bianca dove si affaccia l’hotel che ne porta il nome. Seconda classificata, Shoal Bay alla domenica si anima con i concerti delle steel band. Nel West End, la zona più selvaggia, i pellicani si tuffano a Barnes Bay. A Island Harbour, a est, si allineano le barche dei pescatori di aragoste. Cinque minuti di navigazione ed ecco Scilly Cay, isolotto di sabbia bianca dove si cucinano all’aperto i 
 
ANTIGUA - Ogni primavera l’English Harbour, cuore storico dell’isola, accoglie gli equipaggi per l’Antigua Sailing Week, maggiore regata a vela caraibica, e tra le cinque più importanti del mondo. I capitani sono habitué del raffinato Terrace, il ristorante dell’Inn at English Harbour, aragoste e red snapper eccellenti. Ma se l’isola è famosa per la nautica, il suo vanto sono le spiagge, 365 come i giorni dell’anno dicono gli abitanti, famose o segrete, incastonate nei crateri dei vulcani. Non tutte però affascinanti. Dickenson Bay e Runaway sono affollate di alberghi, meglio la penisola di Five Island, dove si scoprono Deep Bay o Lignumvitae Bay, lunga e immacolata. Darkwood Beach è vivace per i suoi ristorantini che servono aragosta. I sub preferiscono Cades Bay, sulla costa sudovest, e si spingono fino a Cades Reef, la barriera corallina lunga 4 km. Si nuota sopra gigantesche stelle marine appena oltre la battigia di Long Island, isoletta privata di fronte alla costa orientale, che ospita il fastoso Jumby Bay Hotel. E le tartarughe che depongono le uova a Pasture Bay.

TOBAGO - Bisogna pagare per godersi Pigeon Point, spiaggia icona di Tobago, parco marino dal 1973, con sabbie bianche, palme e laguna trasparente chiusa dalla barriera. Allergici al turismo di massa, gli isolani si tengono stretto il loro tesoro. Hanno scelto un’hôtellerie elegante ma informale, ville di lusso e rifiutano i progetti immobiliari che minacciano le loro baie bianche, dorate o brune, tutte stupende. Pigeon Point, anche se è la più bella, va evitata nel weekend: quando arrivano i trinis (abitanti di Trinidad) a occupare rumorosamente fino all’ultimo granello di sabbia. È il momento di andare altrove. A Bacolet, per esempio, mezzaluna oro scuro battuta dall’Atlantico poco fuori la piccola capitale Scarborough. Negli anni Sessanta era questo il cuore turistico di Tobago, e l’albo d’oro del Blue Haven Hotel era una lista di celebrità. Oggi l’albergo, rinnovato rispettando lo stile coloniale ma senza fronzoli, piace a chi sa viaggiare. Più a nord Speyside, mecca dei sub, ha fondali stupendi che si esplorano facendo snorkeling o dalle barche con il fondo di vetro, ma anche le squisite aragoste alla brace servite sulla terrazza del Blue Waters Inn (tel. 001.868.66.04.341). Il versante caraibico è un’antologia di spiagge. Da Bloody- Bay a Turtle Beach, da Black Rock a Back Bay, ognuna è perfetta per un bagno nella luce radente del pomeriggio. La vicina Mount -Irvine Bay è più famosa per l’hotel con campo da golf che per il mare (gli fa concorrenza il Tobago Hilton con un nuovo campo da 18 buche). Il ristorante Beau Rivage (tel. 001.868.63.98.871) domina la baia di Mount Irvine dal green, ed è il rendez-vous per l’aperitivo davanti al tramonto mozzafiato.
 
DOMINICA - Non ha spiagge di zucchero né lagune azzurre: solo distese di nera sabbia vulcanica, scogliere taglienti e mare forte che circondano un paesaggio di montagne, vallate coperte di foreste, crateri vulcanici, laghi gelidi o bollenti. Un mondo a sé fra gli eden dei Caraibi. Qui sono più utili gli scarponi che i sandali, la jeep è più usata della barca e lo sport più praticato è il trekking. Che non prevede necessariamente le otto ore di scarpinata per conquistare il Morne Diablotin, la cima più alta delle Piccole Antille, o il Morne Trois Pitons, patrimonio naturale dell’Unesco, ma può limitarsi a brevi camminate sui vecchi sentieri degli indiani caribi. Dieci-quindici minuti a piedi bastano per arrivare alle Trafalgar Falls, tre salti di un’ottantina di metri, o alla Emerald Pool, piscina dal look amazzonico, acqua color smeraldo fredda come un torrente, dove si nuota tra felci giganti. E non bisogna neppure destreggiarsi fra mappe e bussole, visto che ogni resort ha fuoristrada, guide e programma di escursioni. Dal glorioso Fort Young nella capitale Roseau, incastonato fra le mura di un vecchio forte britannico sul mare, al nuovissimo Jungle Bay, isolato sulla costa atlantica ai confini del parco naturale di Morne Trois Pitons. Con i suoi fondali vulcanici è il mare il “lato oscuro” di Dominica. Ma il bagno si fa lo stesso. Nei fiumi, torrenti e ruscelli che striano la foresta pluviale, che offrono tuffi tonificanti agli escursionisti stremati dalle camminate nella foresta. Sul versante caraibico, una volta superato l’impatto con il colore scuro, si scopre che il mare è tiepido e trasparentissimo, come cristallo fuso.

GRENADA - Montuosa, selvaggia, incisa da cascate, con un cuore di foresta pluviale: se non fosse per la vegetazione esotica, il Grand Etang Reserve potrebbe essere un angolo di Alpi svizzere, con tanto di nebbioline sospese. Grenada è un’isola completa. Non solo vallate e montagne verdi che invitano a lunghe passeggiate, ma anche cittadine incantevoli, come la piccola capitale St. George’s, fra mare e colline, che ha la grazia di una Portofino esotica. E spiagge. Tropicali, dorate, candide, bordate di barriera, si succedono lungo la costa sudoccidentale, fra la candida Grande Anse, lunga 3 km, e Lance-aux-Epins, con marina turistici e sabbie bionde, dove è concentrata la maggior parte dei resort, tutti a misura d’uomo. Regole auree rispettate dal raffinatissimo e modaiolo resort Laluna, sulla spiaggia chiara e defilata di Morne Rouge. E dal Petit Bacaye, su una baia remota, paradiso dello snorkeling, dove il perimetro di Grenada si sfrangia in baie dentellate come un pettine. Con un plus riservato agli ospiti, un’isola santuario naturalistico abitata solo da uccelli marini. Il souvenir da comprare a Grenada sono le spezie: chiodi di garofano, cannella, zenzero, cinnamomo e soprattutto noce moscata, di cui l’isola è il secondo produttore mondiale dopo l’Indonesia. Da acquistare direttamente nelle piantagioni come Nutmeg Station a Gouyave o Cocoa Station di Belmont. E da assaporare nella cucina locale, dalla zuppa di callaloo (spinaci locali) all’aragosta alla creola, ai piatti innovativi del ristorante Aquarium (tel. 001.473.44.41.410) a Point Salines. O nell’ultraclassica Plantation House di Morne Fendue (su richiesta, tel. 001.473.44.29.330), casa padronale del 1908.
Le isole per divertirsi

GIAMAICA - Sulle note di Bob Marley, l’isola continua ad attrarre giovani da tutto il mondo che sulle spiagge, piuttosto che prendere il sole, preferiscono andarci di notte, per ballare a ritmo di steel band. Il turismo si concentra al nord con le quattro “coste azzurre”: Port Antonio, che ricorda i fasti di quando era la capitale turistica dell’isola, Ocho Rios con le celeberrime cascate a mare, e poi Montego Bay e Negril, culle del divertimento. Gloucester Avenue, la Croisette di Montego Bay, è un rincorrersi di locali: il Coral Cliff Gaming Room, sala giochi per adulti con un centinaio di slot machine, spettacoli, musica dal vivo e sport bar; il Margueritaville Sports Bar & Grill (tel. 001.866.95.24.777), che è l’alfiere della vita notturna da spiaggia con concerti sull’arenile, concorsi di bellezza e giochi d’acqua fino a notte inoltrata; e The Brewery (tel. 001. 866.94.02.433), che da ristorante si trasforma di sera in un tempio del reggae. Un po’ decentrato, all’Holiday Inn SunSpree Resort, c’è Witches (streghe), un nightclub vero e proprio con formula all inclusive: con 50 dollari si cena, si balla e si beve per tutta la sera (tel. 001.866.95.32.485). A Negril, Far West in tutti i sensi, ogni nuova notte nasce con lo spettacolo del tramonto sul mare, al Rick’s Café (tel. 001.866.95.70.380) caffè-teatro che merita almeno una visita per una baraonda totale. Dopo di che l’indirizzo è uno solo: i 10 chilometri del Norman Manley Boulevard disseminato di locali in cui si fa tardi la sera all’immancabile ritmo del reggae, e la parallela Seven Mile Beach con l’interminabile sfilza di baracchini musicali a decibel elevati, di caffè che sono estensioni alberghiere, di persone che trascorrono assieme notti trasgressive ad alto consumo di reggae, alcol e marijuana per non rinnegare le origini hippy della più giovane spiaggia giamaicana.

ST-BARTH - L’unico aereo che arriva fin qui atterra a tre metri dalla spiaggia di Saint-Jean. Sbarcando personaggi da copertina, ma anche foie gras, pâté e champagne destinati agli alberghi e alle ville di questa St-Tropez caraibica. St-Barth è un’isola palcoscenico. Ma nessuno si gira ad ammirare Naomi Campbell, Brad Pitt o Tom Hanks. Perché la filosofia di questo scampolo tropicale della Douce France, madrepatria d’oltreoceano, è l’understatement. Non ci sono megadiscoteche, ma piano bar e ristorantini sulla spiaggia. Rendez-vous per l’aperitivo quando il sole si tuffa nella baia di Gustavia, la terrazza dell’hotel Carl Gustav. Evergreen lo storico Select, preferito dagli skipper che navigano alla brezza degli alisei e sorseggiano pastis con il patron Marius Stakelborough, di origini svedesi (tel. 00590.590.27.86.87). Sono a sud le spiagge preferite dal bel mondo. La più amata è Saline, dalla sabbia dorata, rifugio di uccelli marini e personaggi con sporta e cappello di paglia. Gli stessi che al tramonto si spostano sulla plage des Flamands per aperitivo e cena alla Langouste o all’Isle de France, l’albergo più esclusivo. Il più cool è La Banane a Lorient, in un vero giardino tropicale. Sulla laguna blu di Gran Cul de Sac, il ristorante La Gloriette (tel. 00590.590.27.75.66) serve la migliore cucina creola dell’isola.

BARBADOS - Mare e sport di giorno, festa mobile la sera. È il menu delle 24 ore di Barbados, uguale per tutti, dalle tante celebrities a chi viene in vacanza. Per il giorno non c’è che da seguire la propria vocazione: Silver Sands dove i fan di windsurf e kitesurf danno spettacolo anche a chi non si sognerebbe mai di imitarli, o la tranquilla Dover Beach (su cui si affaccia come un gran confetto rosa l’hotel Southern Palms), entrambe sulla costa sud. Bathsheba, bellissima, è su quella orientale, ma per sfidare l’Atlantico bisogna essere veri esperti. Così, chi preferisce il relax totale può godersi le spiagge dei resort di lusso sulla costa occidentale, a St. Michael, St. James e St. Peter. Col tramonto inizia la sfavillante movida barbadiana. Si comincia con un cocktail nei locali del St. Lawrence Gap, sulla costa meridionale, dal Jam Rock Café (tel. 001.246.420.76.15) al McBride’s (tel. 001.246.435.63.52), autentico pub irlandese. Poi ci si sposta a Bridgetown, la capitale, per una cena creola con musica dal vivo al Waterfront Café (tel. 001.246.427.00.93). L’intermezzo notturno è il rustico Boatyard (tel. 001.246.436.2622) sempre a Bridgetown – dove l’ingresso dà diritto a open bar e spettacoli. Infine, all’ora di Cenerentola, ci si riversa in massa al Club Xtreme (tel. 001. 246.22.82.582), sala giochi e grande dance hall. Il venerdì sera poi c’è l’Oistins Fish Fry, festival gastronomico con cucina di strada a base di pesce ed eventi estemporanei attorno ai due pub del porto.

CAYO LEVISA - È l’ultimo Caribe. Un isolotto selvaggio coperto di palme e mangrovie, nell’arcipelago de Los Colorados, 160 cayos al largo di Palma Rubia. Partono da questo porticciolo nella regione di Viñales, sulla costa nordovest diCuba, le barche che in mezz’ora approdano a Cayo Levisa, ignorata dal turismo fino a pochi anni fa; oggi si può alloggiare nelle cabañas dell’unico albergo. Non c’è altro da fare se non tuffarsi nell’acqua turchese, passeggiare sulla bianchissima spiaggia di 3 chilometri, fare snorkeling o immersioni sul reef, 3 chilometri e mezzo al largo, organizzate dal centro diving dell’hotel. Sotto, 500 specie di pesci, gorgonie, stelle marine, spugne. Ancora più sperduto, Cayo Megano si raggiunge in battello dall’hotel: era uno dei luoghi preferiti da Ernest Hemingway, che lo battezzò Cayo Paraiso.

BARBUDA - Aragoste e champagne, formaggi francesi e T-bone steak americane, vini italiani o cileni. Chi vuole giocare al Robinson Crusoe a Barbuda non affronta disagi di sorta. Anzi, vive nel lusso. Chi alloggia a The Beach House, hotel di design sui toni del bianco e blu, asettico come una clinica svizzera, ha a disposizione addirittura il suo Venerdì personale. Ovvero un maggiordomo (ambassador) per ciascuno dei 40 ospiti del resort. Palmetto Point, la spiaggia su cui si affaccia, larghissima e abbagliante di fronte a un mare indaco, segna l’inizio di 20 chilometri d’arenili deserti e bianchissimi. Viziati, gli eremiti di Barbuda lo sono da sempre. Fin dal 14 febbraio 1960, quando il capitano William Cody Kelly alla ricerca di un luogo da trasformare in eden per le vacanze, scoprì le sabbie soffici di Cocoa Bay. Fu amore a prima vista e nacque il secondo resort di lusso nel Caribe dopo il Caneel Bay di Rockefeller. E se si pensa che l’altro hotel dell’isola è il KClub di Krizia, frequentato dall’upper class internazionale, si capisce come Barbuda sia davvero l’Isola dei famosi. Al di là delle frequentazioni, però, Barbuda è campagnola e rétro. Un banco lunare coperto di cactus, senza una città se non il minuscolo (1500 abitanti) agglomerato di Codrington. Ma le spiagge sono da manuale. Spanish Point, dove le acque del Caribe incontrano l’Atlantico, è uno spettacolo di sabbie bianche e lagune turchesi, l’arenile da Coco Point a Spanish Well Point è puro borotalco, mentre North Beach è fuori dal mondo. Eden per soli ricchi? Non necessariamente. Dagli isolani si possono affittare camere o piccoli cottage (una doppia con bagno, 40-100 dollari: www.barbudaful.net), per poi passare la giornata a crogiolarsi sulle sabbie blasonate. Perché, anche davanti al più esclusivo resort, le spiagge sono libere e accessibili a tutti.


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© 09/09/2004 - Rolando Davide Alcuni articoli sono stati tratti da altri siti, il © resta del relativo autore Website Design By : Eyrieteck